Elia Del Grande di nuovo in fuga, il triplice omicida non rientra nella casa-lavoro di Alba dopo il permesso di Pasqua

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono bastate poche ore di libertà, un’illusione concessa dalle maglie talvolta troppo larghe della rieducazione, per far perdere nuovamente le tracce di Elia Del Grande. Il cinquantenne, già noto alle cronache per la cosiddetta “strage dei fornai” del 1998, non ha fatto rientro nella casa-lavoro “Giuseppe Montalto” di Alba, in provincia di Cuneo, al termine di un permesso premio ottenuto in occasione delle festività pasquali. Le autorità, scattato l’allarme, hanno immediatamente diramato le ricerche su tutto il territorio nazionale, concentrando gli sforzi principalmente in Piemonte e nel Varesotto, regione d’origine dell’uomo dove possiede ancora legami affettivi e immobili. La sua posizione, al momento, rimane sconosciuta.

Il secondo allontanamento in sei mesi e il precedente del 2025

Non si tratta, va detto, di un episodio isolato né tantomeno di un comportamento inedito per Del Grande. Questa ennesima fuga rappresenta infatti la seconda volta in appena sei mesi che l’uomo decide di non rispettare le prescrizioni detentive. Lo scorso 30 ottobre, mentre era rinchiuso in una struttura simile a Castelfranco Emilia, nel modenese, si era allontanato calandosi da un muro di sei metri con dei cavi elettrici o delle lenzuola annodate (a seconda delle ricostruzioni), dando il via a una latitanza durata circa quattordici giorni. In quell’occasione, venne rintracciato e fermato dai carabinieri del Ros il 12 novembre mentre si aggirava nei pressi del lago di Monate, a bordo di un pedalò, e fu riportato in una struttura di detenzione. La sua abilità nel muoversi inosservato e la conoscenza approfondita dei boschi del varesotto rappresentano, anche in questa circostanza, la maggiore variabile che complica le operazioni di ricerca delle forze dell’ordine.

La recente proroga della misura di sicurezza decisa dal tribunale

La decisione di non rientrare ad Alba giunge in un momento giudiziario particolarmente delicato per il cinquantenne, un lasso di tempo segnato da provvedimenti restrittivi. A meno di due settimane dalla fuga, precisamente il 26 marzo, il tribunale di sorveglianza di Torino aveva infatti tenuto un’udienza cruciale per valutare la posizione di Del Grande. L’esito di quell’incontro in aula non gli è stato favorevole: i giudici, valutando la persistente pericolosità sociale del soggetto (nonostante l’espiazione della pena per il triplice omicidio), hanno deciso di prorogare la misura di sicurezza nella casa-lavoro per un ulteriore anno. Del Grande, che avrebbe dovuto concludere un periodo di sei mesi di volontariato proprio il 12 aprile, si è visto quindi prospettare un futuro di detenzione ben più lungo delle previste scadenze. La procuratore generale di Torino si era espressa contrariamente alla richiesta di azzeramento della misura, un parere che forse ha contribuito a innescare la scintilla della disperazione o della rabbia nell’animo del fuggitivo.

La “strage dei fornai” e le motivazioni della latitanza

Per comprendere la sorveglianza così stringente, è necessario riavvolgere il nastro a quel tragico 7 gennaio 1998 a Cadrezzate. Del Grande, allora ventiduenne, uccise a fucilate il padre Enea, la madre Alida e il fratello maggiore Enrico, tre persone che si opponevano alla sua relazione sentimentale con una giovane donna dominicana. La furia omicida, che valse alla cronaca il macabro appellativo di “strage dei fornai” (dovuto alla professione della famiglia), gli costò inizialmente una condanna all’ergastolo, poi ridotta in appello a trent’anni di reclusione per la semi infermità mentale. Dopo aver scontato venticinque anni di carcere, la sua vita è stata un alternarsi di tentativi di reinserimento e ricadute, con episodi di molestie e furti che hanno indotto la magistratura a non concedergli piena fiducia. Durante la latitanza del novembre 2025, Del Grande scrisse una lettera a un quotidiano locale per giustificare la propria fuga, denunciando quelle che definiva “l’inadeguatezza” delle case-lavoro, paragonandole ai vecchi ospedali psichiatrici giudiziari e sostenendo di voler tornare “a casa da libero cittadino”. Parole che, a distanza di mesi, riecheggiano ora come una dichiarazione d’intenti ancora tutta da verificare.

Meta Description: Elia Del Grande, autore della strage dei fornai del 1998, evade dalla casa-lavoro di Alba. Seconda fuga in sei mesi dopo la proroga della misura di sicurezza.

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