Elia Del Grande di nuovo in fuga, il permesso pasquale diventa una latitanza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Elia Del Grande, il cinquantenne di Cadrezzate condannato a trent’anni per l’omicidio dei genitori e del fratello maggiore, avvenuto nel 1998, ha fatto perdere di nuovo le proprie tracce. L’uomo, che stava scontando la pena nella casa-lavoro di Alba, in provincia di Cuneo, non è rientrato domenica 5 aprile al termine di un permesso concesso in occasione delle festività pasquali. Una decisione, quella del tribunale di sorveglianza, che gli aveva permesso di allontanarsi dalla struttura dove, da volontario, lavorava in una mensa per poveri; un’opportunità maturata all’interno di un percorso di sei mesi, il cui termine era fissato per il 12 aprile. Si tratta della seconda evasione in appena cinque mesi – la precedente risaliva al novembre del 2025, quando era riuscito a rimanere latitante per quattordici giorni – e riapre, senza bisogno di enfasi, il caso giudiziario di uno dei detenuti più noti del Varesotto.
La nuova fuga e il silenzio dopo il permesso
La notizia della mancata riammissione nella struttura di Alba ha cominciato a circolare nelle ore immediatamente successive alla scadenza del permesso, quando gli operatori della casa-lavoro hanno constatato l’assenza di Del Grande. Non è stata ancora diramata una segnalazione ufficiale che ne descriva gli spostamenti, e al momento non si hanno elementi certi sui luoghi che potrebbe frequentare. La sua fuga, vale la pena ricordarlo, non è un episodio isolato: già nel novembre scorso, dopo essersi allontanato da un’altra casa-lavoro, aveva inviato una lettera manoscritta a un giornale locale, Varesenews, nella quale dichiarava – tra fotocopie di articoli che descrivevano la condizione degli internati – la propria intenzione di tornare “a casa da libero cittadino”, aggiungendo di volersi “rimboccare le maniche per costruirmi un domani”. Quella missiva, vergata a mano con una biro in stampatello blu, era giunta durante la latitanza durata fino al 12 novembre.
La “strage dei fornai” e il recente riesame della pericolosità
Il reato che lo ha reso celebre, la cosiddetta “strage dei fornai” – aggettivo che si riferisce alla professione della famiglia –, era stato giudicato con particolare durezza dal tribunale ordinario, che gli aveva inflitto trent’anni. Del Grande, però, negli ultimi mesi aveva beneficiato di un regime di misura di sicurezza detentiva da scontare in una casa-lavoro, struttura che avrebbe dovuto rappresentare un ponte verso un graduale reinserimento. Tuttavia, il tribunale di sorveglianza di Torino, in un’udienza tenutasi il 26 marzo, aveva deciso di prorogare per un altro anno la misura di sicurezza, valutando – come prevede la procedura quando la scadenza si avvicina – la permanenza di un giudizio di pericolosità sociale. Era una proroga, quella firmata dal magistrato di sorveglianza, che rendeva ancora più evidente il divario tra la fiducia accordatagli con il permesso pasquale e la realtà dei fatti.
Le reazioni locali e i precedenti epistolari
Il sindaco di Cadrezzate, commentando l’accaduto, si è detto “sorpreso ma non stupito”, un’espressione che fotografa bene l’ambivalenza di un territorio che conosce la storia giudiziaria di Del Grande sin dai fatti del 1998. La sua corrispondenza con un giornalista – iniziata già durante la precedente latitanza – testimonia una capacità di elaborare un racconto di sé che difficilmente trova riscontro nelle valutazioni del tribunale. Nella busta bianca spedita a Varesenews, assieme alla lettera di due facciate, non c’erano minacce né rivendicazioni esplicite, ma piuttosto un tentativo di normalizzare la propria posizione: quella di chi, nonostante i precedenti, ritiene di poter tornare a vivere senza i vincoli della detenzione. Il fatto che la seconda fuga sia avvenuta a distanza di pochi mesi dalla prima, e subito dopo una proroga della misura di sicurezza, solleva interrogativi concreti sui meccanismi di controllo delle case-lavoro e sulla reale efficacia dei permessi premio.




