La compagna di Elia Del Grande indagata per la fuga
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Redazione Interno
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Rossella Piras, la compagna sarda di Elia Del Grande, è ufficialmente iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Varese con l’accusa di avere favorito la fuga dell’uomo, il quale, dopo essere evaso dall’istituto di Castelfranco Emilia, è stato infine rintracciato e arrestato nella sua abitazione in provincia di Varese. L’iscrizione nel registro, un passaggio formale ma significativo, emerge da un decreto di perquisizione che i carabinieri del comando di Varese hanno già eseguito, acquisendo elementi che, secondo gli investigatori, concorrerebbero a delineare il reato di favoreggiamento. La donna, che si avvale della difesa tecnica dell’avvocato Massimiliano Carnelli, nominato d’ufficio, avrà ora la possibilità di esaminare gli atti del procedimento penale che la vede coinvolta, potendo così contestare le accuse che le vengono mosse.
Le tracce investigative e la presenza a Cadrezzate
Le indagini, che si sono concentrate sulla ricostruzione dei movimenti di Del Grande durante i tredici giorni di latitanza, hanno posto un’attenzione particolare sulla figura di Piras, la quale, stando a quanto ricostruito, si sarebbe recata nella dimora di famiglia poche ore prima che l’uomo vi facesse ritorno e vi venisse catturato. I militari del Reparto territoriale di Olbia, nel tentativo di rintracciarla, hanno perquisito la sua abitazione situata nelle campagne di Telti, senza tuttavia trovarla; la donna, infatti, è stata successivamente individuata a Cadrezzate, proprio il comune in provincia di Varese dove il compagno è stato tratto in arresto. Questa circostanza, apparentemente coincidenziale, assume un rilievo particolare nel quadro delle indagini, poiché sembra suggerire una prossimità, non solo affettiva ma anche logistica, con la fase conclusiva della fuga.
Un precedente che torna alla memoria
La vicenda giudiziaria che ora vede coinvolta Rossella Piras non rappresenta, del resto, un episodio isolato nella sua biografia, poiché un precedente analogo, sebbine risalente a circa un decennio fa, era già stato registrato dalle cronache. Nel 2015, infatti, la stessa donna era finita nel mirino degli investigatori con l’ipotesi di aver fornito un qualche tipo di assistenza a Del Grande, un retaggio che oggi, inevitabilmente, torna a pesare sull’attuale inchiesta. Gli inquirenti, esaminando il complesso puzzle degli spostamenti del latitante e di coloro che gli erano vicini, non hanno potuto fare a meno di notare queste singolari analogie, le quali, sebbene non costituiscano di per sé una prova, contribuiscono a formare un quadro indiziario che i magistrati stanno valutando con molta attenzione.
La dinamica del reato e le prospettive processuali
L’ipotesi di reato per la quale la Piras è indagata, il favoreggiamento personale, presuppone, secondo il dettato normativo, di avere consapevolmente prestato aiuto a una persona sottoposta a una misura restrittiva della libertà personale, aiutandola a eludere la vigilanza delle autorità. Il fascicolo aperto a suo carico, che si va ora ad affiancare a quello principale sull’evasione, dovrà accertare se e in quale misura le sue azioni – inclusi i suoi spostamenti tra la Sardegna e la Lombardia – abbiano concretamente agevolato la permanenza in latitanza dell’uomo. L’avvocato Carnelli, una volta presa visione degli atti, avrà la facoltà di presentare le sue memorie difensive, mentre i magistrati valuteranno la solidità delle prove raccolte, decidendo se archiviare la posizione della donna o se invece procedere con una richiesta di rinvio a giudizio.




