La protesta di Laika per Spin Time: un'opera davanti alla sede di Investire e l'appello al Governo
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Redazione Interno
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Ci sono immagini che, in un attimo, cristallizzano un'intera vicenda e la proiettano oltre i confini cittadini. È successo con la tenda dipinta da Laika, apparsa nella notte tra il 9 e il 10 agosto in via Po 16A, di fronte alla sede del Gruppo Investire. Il gesto dell'artista, una delle firme più riconoscibili della street art romana e non solo, trasforma un oggetto simbolo della precarietà in un manifesto politico: una ragazza che regge uno scudo con il logo di Spin Time, trafitto da tre frecce che rappresentano speculazione, repressione e abbandono.
L'opera, realizzata su una delle tende utilizzate dagli attivisti del presidio, è il segnale che la battaglia per quello spazio non si è affatto spenta, nonostante il fallimento della trattativa con la proprietà e lo sgombero che ha lasciato centinaia di persone sulla strada.
Il "segnale forte" alla proprietà e al Governo
Con l'azione di stanotte ho voluto dare un segnale molto forte alla proprietà dell'immobile e anche a questo Governo che sta facendo di tutto per bloccare questa trattativa, ha dichiarato Laika, spiegando il senso della sua opera. La sua protesta, tuttavia, non si limita a un atto simbolico ma assume i contorni di un vero e proprio atto d'accusa: "Troverete tende ovunque se necessario, ha aggiunto l'artista.
Mettere fine a questa esperienza significherebbe uccidere un meraviglioso esempio di rigenerazione urbana, un progetto che offre una risposta concreta alle carenze culturali e sociali della città e noi non possiamo permetterlo". Laika ha voluto ribadire con forza che la battaglia non si ferma e che l'esperienza di Spin Time, per lei, deve tornare pubblica. La sua critica si è allargata anche al Governo e al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, indicando, a poca distanza dal luogo della protesta, una sede di un'altra occupazione, per sottolineare una presunta disparità di trattamento.
Il presidio e l'assenza di una soluzione abitativa
La comparsa dell'opera di Laika arriva in un momento di stallo, a oltre dieci giorni dall'incendio che il 29 luglio ha colpito il palazzo occupato in via di Santa Croce in Gerusalemme. Da allora, circa 400 persone, tra cui anziani, bambini e persone fragili, vivono in tende e gazebo sul marciapiede, affrontando il caldo torrido di agosto e l'incertezza del futuro.
Il presidio, che era stato allestito come forma di protesta e resistenza, si è trasformato in un accampamento di fortuna, con tanto di banchetti e piscine gonfiabili, mentre la politica e la proprietà continuano a non trovare un punto d'incontro. A nulla è valsa la soluzione ponte proposta dal Campidoglio, che prevedeva un affitto dell'immobile e un investimento di circa 800 mila euro per metterlo in sicurezza, una proposta che la proprietà, la società di gestione del risparmio Investire Sgr, ha respinto al mittente.
La società ha motivato il rifiuto sostenendo che un utilizzo dell'edificio prima di un'eventuale cessione, vista la sua situazione di sequestro giudiziario e le condizioni di manutenzione, avrebbe esposto gli amministratori a "rilevanti responsabilità civili e penali".
Le reazioni e le prospettive future
Nonostante il fallimento della trattativa per la fase transitoria, la partita per l'acquisto dell'edificio, un'ex sede Inpdap, rimane formalmente aperta, come confermato dagli stessi attivisti e dal sindaco Roberto Gualtieri. Gualtieri, che si è recato al presidio, ha definito la situazione "dolorosissima", parlando di persone "sradicate" dal luogo che era diventato non solo una casa, ma un percorso di integrazione.
L'amministrazione capitolina, da parte sua, ha assicurato che le famiglie che hanno i requisiti riceveranno una casa popolare, ma la procedura è lunga e non tutti potranno beneficiarne nell'immediato. La mobilitazione, intanto, continua a ricevere sostegno dal mondo della cultura e della società civile, mentre l'azione di Laika, con la sua carica simbolica e provocatoria, riaccende i riflettori su una vicenda che, a dieci giorni dall'incendio, resta in attesa di una soluzione degna di questo nome.
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