Roma: la polemica sullo Spin Time, tra occupazione e tentativi di mediazione politica
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Redazione Interno
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Il caso dello Spin Time, l'edificio di via di Santa Croce in Gerusalemme occupato da tredici anni, torna a dividere la politica romana in un confronto che, superando le semplici dichiarazioni, sembra ormai delineare strategie opposte e inconciliabili. Federico Rocca, capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, ha attaccato con veemenza i parlamentari e i consiglieri del Partito Democratico per la loro partecipazione a una manifestazione di sostegno agli occupanti, definendola un fatto "preoccupante e a dir poco imbarazzante". Secondo Rocca, si assiste a un tentativo ben orchestrato di far passare per un polo culturale di indubbio valore quella che è, a tutti gli effetti giuridici, una delle occupazioni abusive più estese e longeve della capitale, un'operazione di maquillage che rischierebbe di legittimare l'illegalità.
Una realtà complessa e il rischio di sgombero
Dall'altro lato, la realtà che si è sviluppata nei dieci piani dell'ex sede dell'Inpdap – ventunomila metri quadri che ospitano, secondo le stime, circa centoventisei famiglie per un totale di quattrocento persone – ha da tempo assunto una fisionomia che molti descrivono come un esperimento sociale unico. Al suo interno, come ha sottolineato anche la regista Sabina Guzzanti intervenendo in sua difesa, si sono susseguiti negli anni spettacoli e iniziative culturali, tessendo una trama complessa che va ben al di là della mera questione abitativa. Proprio questa stratificazione, tuttavia, non ha impedito che la spada di Damocle dello sgombero si facesse sempre più minacciosa, spingendo gli occupanti a dichiarare pubblicamente, anche ieri durante un'assemblea con centinaia di partecipanti, la volontà di difendersi "ad oltranza" e di organizzare una catena umana per opporsi all'intervento delle forze dell'ordine.
Le accuse di un piano per la regolarizzazione
La polemica si è ulteriormente inasprita dopo le rivelazioni di alcuni quotidiani, i quali parlano di un vero e proprio piano politico ordito dal Partito Democratico per trovare una soluzione che eviti lo sgombero e regolarizzi, di fatto, la posizione degli abitanti. Una manovra che, secondo i critici, equivarrebbe a "regalare casa a quattrocento abusivi", creando un pericoloso precedente e premiando un'occupazione durata un decennio e più. Questa ipotesi di mediazione, che non trova al momento conferme ufficiali ma solo voci di corridoio e dichiarazioni di parte, rappresenta il cuore dello scontro: da un lato chi vi intravede l'unico modo per salvare un'esperienza comunitaria e culturale radicata, dall'altro chi vi legge una cedevolezza inaccettabile di fronte alla violazione palese della legge.
La mobilitazione e le voci a sostegno
La mobilitazione intanto cresce, andando a coinvolgere, come riportato, oltre duemila persone tra attivisti, esponenti della sinistra e realtà sociali di varia estrazione, schierati a difesa dello Spin Time. L'appello di Guzzanti al sindaco di Roma perché "individui una soluzione per salvare questo posto" sintetizza la posizione di quanti credono che la peculiarità del caso richieda un approccio speciale, che guardi oltre la semplice applicazione di un provvedimento giudiziario. Resta il fatto che, al di là delle dichiarazioni di intenti e delle accuse incrociate, la questione rimane irrisolta, con un edificio enorme al centro di una disputa che mescola diritto alla casa, legalità, politica e visioni antitetiche della gestione del territorio urbano.
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