Spin Time, il futuro dell'occupazione di Roma si gioca tra presidio, trattative e video che smentiscono l'emergenza
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Redazione Interno
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Da tredici anni, l'ex palazzo Inpdap di via Santa Croce in Gerusalemme, nel cuore dell'Esquilino a Roma, rappresenta un caso emblematico e controverso, un crocevia tra il diritto all'abitare e l'illegalità dell'occupazione.
Oggi, a distanza di settimane dall'incendio che nella notte tra il 29 e il 30 luglio ha portato all'evacuazione di circa 400 persone e al successivo sequestro dell'immobile da parte dell'autorità giudiziaria, la vicenda di Spin Time Labs si è trasformata in una questione politica e sociale dai contorni complessi, con un presidio permanente che tiene banco sotto il sole di una Roma rovente.
Il tentativo di trovare una soluzione, che sembrava potesse passare attraverso un accordo con la proprietà per la vendita dell'edificio, si è infranto contro il rifiuto della società proprietaria, il fondo Investire Sgr, lasciando le famiglie in una situazione di stallo e alimentando un duro scontro politico.
Un incendio, un video e la controversia sulla natura dell'emergenza
La scintilla che ha dato origine alla crisi attuale è stata un incendio, divampato in un vano tecnico al piano terra, che è stato rapidamente domato dagli stessi occupanti con un idrante interno ancor prima dell'arrivo dei vigili del fuoco. Tuttavia, la notte dell'incendio è diventata il punto di svolta. I filmati girati all'interno dello stabile, ampiamente diffusi e ripresi dalla stampa nazionale, mostrano una scena molto diversa da quella di un'emergenza catastrofica.
Alle tre del mattino, i vigili del fuoco si trovano al secondo piano, parlano con toni tranquilli e scherzano, ridimensionando l'allarme. Per gli attivisti e gli occupanti di Spin Time, questi video rappresentano la prova che "la supposta situazione di emergenza dovuta all'incendio è stata solo un pretesto", un alibi per procedere a uno sgombero mascherato, un'operazione che secondo loro è stata decisa nel cuore della notte quando ormai la situazione era sotto controllo.
Non solo le immagini mostrano una relativa calma, ma documentano anche le fasi dell'intervento della polizia, che ha forzato le porte per ispezionare gli alloggi, suggerendo una natura diversa da una semplice evacuazione di sicurezza.
L'acquisto fallito e la risposta della proprietà
Il tentativo del Campidoglio, guidato dal sindaco Roberto Gualtieri, di risolvere la crisi attraverso l'acquisto dell'immobile da Investire Sgr si è rivelato un percorso in salita. L'amministrazione aveva elaborato una proposta articolata, definita "solida", che prevedeva un accordo ponte per entrare immediatamente in possesso della struttura, realizzare gli interventi di messa in sicurezza (stimati in circa 800 mila euro) e permettere il rientro di circa 120 persone entro 60-90 giorni.
Questa fase transitoria avrebbe dovuto accompagnare il più lungo procedimento di acquisto definitivo dell'immobile. Tuttavia, giovedì 6 agosto, il fondo Investire Sgr ha comunicato un "no irrevocabile" alla proposta, come ha confermato lo stesso Gualtieri, che si è dichiarato "molto amareggiato" per la risposta negativa. La proprietà, da parte sua, ha motivato il diniego con l'assenza di condizioni di sicurezza per un utilizzo anche solo temporaneo dell'edificio, pur dichiarandosi disponibile a continuare il dialogo.
In un successivo sviluppo, la società ha però offerto un contributo di 500 mila euro per sostenere le spese di sistemazione alloggiativa temporanea per i nuclei familiari più fragili. Una proposta che però è stata accolta con scetticismo dagli occupanti, i quali hanno ribadito che l'unica vera soluzione è la vendita del palazzo.
Il presidio e il quadro politico e istituzionale
Dopo il fallimento della trattativa, gli occupanti, che contano circa 200 persone ancora accampate sul marciapiede, continuano la loro protesta, sostenuti da una vasta rete di solidarietà cittadina che comprende oltre duecento associazioni, circoli Arci, sindacati, organizzazioni come Medici Senza Frontiere e centri sociali storici. Il Comune, da parte sua, ha assicurato che continuerà a garantire assistenza e servizi, e sta cercando sistemazioni alternative per circa 200 persone, con particolare attenzione per le famiglie con bambini e gli anziani.
L'assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative, Tobia Zevi, ha dichiarato che la priorità immediata è risolvere l'emergenza abitativa, e che "un minuto dopo che l'ultima persona sarà sistemata" si potrà iniziare a ragionare sul futuro di quella che ha definito "un'esperienza straordinaria".
La presenza del Vaticano al tavolo istituzionale in Prefettura e il supporto di figure politiche del centrosinistra, come il deputato del Partito democratico Matteo Orfini, che ha effettuato un sopralluogo smentendo la tesi dei danni strutturali, sottolineano la dimensione politica e l'attenzione mediatica che la vicenda continua ad alimentare.
Un passato di sentenze e il nodo della speculazione
Le tensioni che circondano Spin Time affondano le loro radici in un passato recente costellato da interventi istituzionali non eseguiti. Una sentenza del tribunale civile di Roma ha condannato il ministero dell'Interno a un risarcimento di oltre 21 milioni di euro a favore della società proprietaria per il mancato guadagno derivante dall'occupazione abusiva dell'immobile, che a suo tempo non era stato sgomberato. A questa cifra si aggiunge un'indennità mensile di circa 206 mila euro per ogni mese di occupazione.
Se da un lato il governo, rappresentato dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, ha sempre sostenuto la linea dura contro le occupazioni, dall'altro il Comune di Roma ha cercato di regolarizzare la situazione, inserendo l'edificio nei piani di recupero urbano.
Questa doppia anima di Spin Time – un rifugio per famiglie in difficoltà, ma anche un polo culturale e politico gestito da collettivi, il cui valore sociale è stato stimato in 71,5 milioni di euro – rende la sua sorte un simbolo del difficile equilibrio tra le esigenze abitative, la legalità e la speculazione immobiliare. La richiesta degli occupanti di sottrarre il palazzo al mercato e trasformarlo in un bene pubblico rimane, al momento, l'ostacolo principale in un'impasse che sembra destinata a protrarsi.
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