A Roma il cineforum di Sabina Guzzanti accende la notte del presidio per Spin Time

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel terzo giorno di presidio permanente davanti allo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, il fronte della solidarietà si arricchisce di un nuovo tassello culturale. Sabina Guzzanti, da anni vicina alle vicende dell'ex palazzo Inpdap, ha inaugurato il cineforum serale organizzato dagli occupanti e dai volontari, portando idealmente all'esterno quelle iniziative che per oltre un decennio hanno animato gli spazi interni della struttura.

Di fronte a un pubblico composto da famiglie e da tanti bambini, l'attrice e regista ha spiegato come, nell'incertezza dei tempi di attesa, la scelta sia stata quella di trasformare il disagio in un'occasione di aggregazione, continuando a proporre momenti di condivisione culturale che rappresentano il cuore pulsante dell'esperienza di Spin Time.

Un appello che attraversa il mondo del cinema e dello spettacolo

La vicenda dello Spin Time non si consuma soltanto sull'asfalto del quartiere Esquilino, ma trova eco in una mobilitazione senza precedenti che coinvolge alcune delle firme più autorevoli del cinema italiano.

L'appello, che porta già le sottoscrizioni di Marco Bellocchio, Francesca Comencini, Leonardo Di Costanzo, Matteo Garrone, Pietro Marcello, Mario Martone, Susanna Nicchiarelli, Paolo Sorrentino, Paolo Virzì e Carlo Verdone, descrive una situazione di emergenza che dura ormai da tre notti, con oltre 400 persone costrette a dormire all'aperto in un contesto reso critico dalle temperature estreme.

La nota, che si configura come un atto di denuncia e di vicinanza, sottolinea come lo stabile rappresenti da tredici anni non solo una risposta concreta all'emergenza abitativa per centinaia di residenti di diverse nazionalità, ma anche un presidio sociale e culturale dotato di auditorium, studi di registrazione, biblioteca e spazi per l'infanzia.

Il tavolo in Campidoglio: la macchina dei soccorsi si mette in moto

Mentre la cultura scende in campo, le istituzioni cercano di arginare l'emergenza. Nelle stanze del Campidoglio si è svolto un vertice d'urgenza tra Roma Capitale e una delegazione della comunità per affrontare le necessità assistenziali delle circa 200 persone ancora in strada, dopo che l'incendio di mercoledì sera ha reso inagibile lo stabile e la magistratura ne ha disposto il sequestro per accertamenti.

Al tavolo, presieduto dagli assessori Tobia Zevi (Patrimonio e Politiche abitative) e Barbara Funari (Politiche Sociali e Salute), affiancati dal vice Capo di Gabinetto Giuseppe Napolitano, la comunità ha avanzato richieste precise: il potenziamento dei servizi igienici e delle docce, l'allestimento di spazi refrigerati per proteggere i bambini e le persone fragili dal caldo torrido, e l'attivazione di un presidio sanitario continuativo con supporto psicologico.

I Servizi sociali e la Protezione civile hanno preso in carico le istanze, avviando un monitoraggio costante e programmando sopralluoghi per individuare interventi immediati, anche se le questioni relative alla proprietà dell'immobile restano demandate ad altre sedi istituzionali.

L'esperimento sociale e culturale di Spin Time

Per comprendere la portata della mobilitazione, occorre guardare alla natura stessa dello Spin Time, un edificio di dieci piani e 17mila metri quadrati occupato nell'ottobre del 2013 dal movimento Action per il diritto all'abitare. Quello che era un ex palazzo statale abbandonato si è trasformato in un crocevia di etnie e culture, dove convivono 180 nuclei familiari provenienti da 25 Paesi diversi, molti dei quali con minori al seguito.

Non si tratta di un semplice dormitorio, ma di un cantiere permanente di rigenerazione urbana che, nel tempo, ha saputo attrarre l'attenzione anche del Vaticano, fino a diventare uno dei luoghi simbolo del Giubileo dei movimenti voluto da Papa Francesco.

In questo contesto, il documentario di Sabina Guzzanti, "Spin Time – Che fatica la democrazia!", presentato alle Notti Veneziane nel 2021, aveva già raccontato le contraddizioni e le potenzialità di questo esperimento sociale, mettendo in scena i conflitti interni alla comunità e il tentativo di risolverli attraverso il teatro dell'oppresso, una pratica che l'attrice ha definito come una chiave di comunicazione capace di smussare le divergenze e creare un vero rapporto di condivisione.

Oggi, quella stessa vocazione culturale si riversa in strada, trasformando il presidio in un'estensione naturale di quella che per anni è stata una fucina di iniziative aperte alla città, in attesa che la vicenda giudiziaria e le trattative per l'acquisto dell'immobile da parte del Campidoglio possano trovare una soluzione definitiva.

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