Spin Time, il caldo e l'attesa. Saviano al presidio: «Non è un'occupazione, ma una rinascita»
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Redazione Interno
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Si è aperta con un nuovo giorno di caldo soffocante e di attesa la crisi di Spin Time, il palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, da cui mercoledì scorso sono state evacuate circa quattrocento persone a causa di un incendio e del successivo sequestro della struttura. Mentre gli ex abitanti continuano a presidiare l'ingresso dello stabile, tra tende e gazebo della protezione civile, è arrivata ieri la visita dello scrittore Roberto Saviano, che ha voluto esprimere la propria solidarietà a quella che ha definito una realtà simbolo di un modello di città alternativo.
La sua presenza si inserisce in un coro di sostegno che ha coinvolto decine di attori e registi, in attesa che il vertice in programma oggi in Prefettura possa offrire una risposta concreta alla vicenda.
Saviano: «Una struttura morta diventata viva»
«Sono venuto qui per solidarietà», ha esordito Saviano, come riportano le cronache raccolte davanti all'edificio. «Conosco bene questa realtà, non si tratta di un’occupazione – ha precisato lo scrittore – ma della possibilità di restituire vita a una struttura che era morta». Un concetto, quest'ultimo, che è stato al centro della sua riflessione, laddove ha distinto l'esperienza di Spin Time da altre forme di occupazione a fini politici.
«Questa non è un'occupazione come quella di CasaPound, qui ci sono famiglie che, per sopravvivenza, hanno permesso a questo edificio di continuare a vivere», ha dichiarato. Le sue parole hanno rilanciato il dibattito sul diritto all'abitare, definendo Spin Time un argine contro il degrado e la speculazione, in una città come Roma che, a suo dire, sarebbe sempre più esposta a investimenti della criminalità nel settore immobiliare.
Tra emergenza abitativa e trattativa istituzionale
Mentre il mondo della cultura si mobilita – tra i firmatari dell'appello figurano registi come Paolo Sorrentino, Marco Bellocchio e Matteo Garrone – la macchina dell'assistenza continua a operare senza sosta per fronteggiare le difficoltà di chi è rimasto senza tetto. L'assessora alle Politiche sociali Barbara Funari ha garantito una presenza costante per rispondere ai bisogni primari, mentre la Protezione Civile ha allestito un dispositivo che comprende venti gazebo, raffrescatori industriali e bagni chimici.
L'attesa, però, è tutta per il tavolo tecnico convocato per questo pomeriggio in Prefettura, dove il Campidoglio e la proprietà dell'immobile, InvestiRE Sgr, sono chiamati a confrontarsi sulla proposta di acquisto avanzata dal sindaco Gualtieri o, in alternativa, su un affitto-ponte che consentirebbe un rientro immediato in sicurezza.
L'assessore al Patrimonio Tobia Zevi ha ribadito la strategia dell'amministrazione, che punta a un intervento di rigenerazione sul modello del Porto Fluviale, con la trasformazione dell'edificio in alloggi di edilizia residenziale pubblica.
La storia di un'operazione finanziaria e le sue conseguenze
Per comprendere la complessità della vicenda e le resistenze che emergono anche da parte della politica, è necessario tornare alla storia dell'immobile. Il palazzo, un tempo sede dell'Inpdap, fu ceduto a un fondo privato nel 2004, nell'ambito di una vasta operazione di cartolarizzazione del patrimonio immobiliare statale voluta dal governo di allora.
La vendita, conclusa in tempi record, permise allo Stato di incassare una cifra ingente ma, come osservato da esperti come il professor Luigi Corvo, l'operazione si rivelò un salasso per le casse pubbliche, costrette a pagare affitti per quasi sei miliardi di euro per continuare a utilizzare gli stessi palazzi. Oggi, la proposta del Comune di riacquistare Spin Time si configura, per alcuni osservatori, come un'occasione per riportare sotto controllo pubblico un bene perduto.
Un'ipotesi, questa, che però trova l'opposizione del centrodestra, con esponenti come il deputato Marco Perissa che hanno definito «vergognosa» l'idea di utilizzare fondi pubblici per acquistare uno stabile occupato.
Il presidio e il fronte del "no" al riacquisto
In attesa dell'esito del vertice, la tensione resta alta. Da una parte, gli ex occupanti e gli attivisti, che hanno dichiarato di voler resistere in strada finché non sarà permesso loro di rientrare e che continuano a organizzare attività di aggregazione e momenti di convivialità. Dall'altra, le istituzioni locali e regionali che si interrogano sul da farsi. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha preso le distanze dalla proposta di acquisto, sottolineando che «nessun diritto si acquisisce con la violenza o l'occupazione».
Intanto, a rendere più drammatica la situazione, si aggiunge il caldo record di questi giorni, che mette a dura prova i più fragili, tra cui circa novanta minori, mentre la prefettura tenta di mediare tra le diverse posizioni per trovare una soluzione che ponga fine all'emergenza.
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