Guerra in Iran, gli Usa colpiscono siti militari e centri di comando

Guerra in Iran, gli Usa colpiscono siti militari e centri di comando
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Iran entra in una nuova fase con gli Stati Uniti che hanno colpito centri di comando e siti militari iraniani, mentre Teheran ha respinto ogni ipotesi di trattativa e annunciato una risposta considerata necessaria dal governo. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha dichiarato che il Paese continuerà a reagire “con fermezza” agli attacchi ricevuti. Nello stesso quadro di tensione, i Guardiani della Rivoluzione hanno comunicato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso “fino alla fine delle ostilità americane” e hanno annunciato colpi contro basi statunitensi in Giordania, Bahrein e Kuwait.

Secondo fonti sanitarie iraniane, negli attacchi dell’ultima settimana sono morte almeno 35 persone e circa 300 sono rimaste ferite. Le operazioni militari hanno coinvolto diverse aree strategiche e hanno aumentato lo scontro diretto tra Stati Uniti e Iran, con una sequenza di azioni e reazioni che ha interessato anche lo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale nell’area e hanno colpito una petroliera che, secondo il Comando Centrale americano, stava tentando di raggiungere un porto iraniano.

Gli attacchi nello Stretto di Hormuz e il blocco navale Usa

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha riferito che le forze americane hanno applicato misure di blocco navale contro l’Iran il 15 luglio, intervenendo contro una petroliera scarica diretta verso un porto iraniano nel Golfo Persico. La nave, identificata come M/T Belma e battente bandiera di Curacao, sarebbe stata osservata mentre transitava in acque internazionali verso l’isola di Kharg. Secondo quanto comunicato dalle forze statunitensi, l’unità è stata colpita dopo aver tentato di superare il blocco navale.

Gli attacchi nell’area dello Stretto di Hormuz sono proseguiti con nuove operazioni militari americane, mentre Teheran ha mantenuto la posizione di opposizione a qualsiasi negoziato. I Guardiani della Rivoluzione hanno collegato la chiusura dello stretto alla fine delle azioni militari statunitensi e hanno rivendicato attacchi contro strutture militari Usa presenti in Paesi della regione. Bahrein e Kuwait hanno invece dichiarato di aver respinto attacchi con droni diretti contro i loro territori.

La risposta iraniana e gli sviluppi diplomatici

Nel confronto tra Stati Uniti e Iran sono proseguiti gli attacchi incrociati, con l’esercito americano impegnato in bombardamenti contro una serie di obiettivi militari a Teheran, dove sono state attivate le difese aeree. L’Iran ha sostenuto di aver colpito alcune infrastrutture militari statunitensi in Giordania, mentre le autorità iraniane hanno descritto il conflitto come una guerra esistenziale. Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha dichiarato che il Paese sarebbe pronto a morire.

Parallelamente alle operazioni militari, è arrivata la notizia della liberazione di una cittadina americana detenuta in Iran. Teheran ha rilasciato Dena Karari, arrestata nel dicembre 2024 con l’accusa di spionaggio. Donald Trump ha espresso apprezzamento per il gesto, ringraziando l’Iran per la decisione, mentre gli Stati Uniti continuavano le operazioni contro obiettivi militari iraniani.

La situazione resta caratterizzata da una serie di iniziative militari e dichiarazioni ufficiali provenienti da entrambe le parti. Gli Stati Uniti hanno confermato gli interventi nell’area del Golfo Persico e contro obiettivi in Iran, mentre Teheran ha ribadito la volontà di continuare la risposta agli attacchi e mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz fino alla conclusione delle ostilità indicate dalle autorità iraniane.

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