Raid e controfferte: settima notte di fuoco tra Usa e Iran, Teheran colpisce basi in Kuwait, Giordania e Bahrein
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Redazione Esteri
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Il settimo round consecutivo di attacchi tra Stati Uniti e Iran ha segnato una nuova, pericolosa escalation nel conflitto che sta infiammando il Medio Oriente. Nella notte, il Comando Centrale americano (Centcom) ha annunciato il completamento di un'ulteriore ondata di bombardamenti contro obiettivi militari iraniani, concentrandosi su infrastrutture logistiche, depositi sotterranei di armi e risorse navali.
La replica di Teheran, tuttavia, non si è fatta attendere, allargando il raggio d'azione del conflitto ben oltre i confini nazionali, con attacchi missilistici e con droni che hanno preso di mira basi statunitensi in Kuwait, Giordania e Bahrein.
La settima ondata degli attacchi americani
Le forze statunitensi, impiegando aerei da combattimento, droni e navi da guerra, hanno concluso la settima notte consecutiva di operazioni contro l'Iran, come reso noto dal Centcom. L'offensiva, che ha visto impiegati oltre 50.000 militari americani operativi in tutto il Medio Oriente, ha colpito obiettivi sensibili della Repubblica Islamica, tra cui siti di sorveglianza, infrastrutture militari e depositi di armi sotterranei.
Secondo quanto riferito dalle autorità iraniane, i raid hanno provocato vittime sul territorio: almeno tre morti e otto feriti sono stati segnalati nella provincia di Hormozgan, mentre nella provincia centrale di Yazd un attacco ha colpito un'area periferica senza causare vittime, secondo il vice governatore Ismail Dehestani. Nella provincia del Lorestan, esplosioni sono state udite nella città di Khorramabad, con i media iraniani che hanno attribuito l'attacco a missili statunitensi lanciati dal Kuwait.
La risposta corale di Teheran: colpiti Kuwait, Giordania e Bahrein
La reazione iraniana agli attacchi americani è stata immediata e si è estesa su un fronte regionale. L'esercito iraniano ha dichiarato di aver condotto attacchi con missili e droni contro obiettivi militari statunitensi in Kuwait, Giordania e Bahrein. Nel mirino della controffensiva, in Kuwait, sono finite due strutture chiave per la logistica americana: il campo militare di Al-Adiri e la base aerea di Ali Al-Salem.
A conferma della gravità della situazione, lo Stato Maggiore delle forze armate kuwaitiane ha confermato l'attivazione delle difese aeree per fronteggiare gli attacchi missilistici e con droni, invitando la popolazione a non temere i rumori delle esplosioni, frutto delle intercettazioni. La base aerea di Al-Azraq, nella parte orientale della Giordania, è stata invece uno degli obiettivi principali degli attacchi iraniani.
Secondo quanto riferito dalle forze armate giordane di Amman, sono stati abbattuti dieci missili iraniani diretti verso il proprio territorio.
Bahrein e la contesa sullo Stretto di Hormuz
Particolarmente significativo è stato l'attacco contro il Bahrein, dove l'Iran ha rivendicato un'operazione con droni contro la base americana di Sheikh Isa. Il comunicato dell'esercito iraniano, ripreso dall'agenzia Fars, ha specificato che sono stati presi di mira l'area di stazionamento e il deposito dei jet statunitensi, il deposito di carburante e alcuni ponti. Nel Bahrein, le sirene di emergenza sono risuonate per la terza volta in poche ore, con le autorità che hanno invitato la popolazione a raggiungere immediatamente i rifugi.
Lo scontro militare si è intrecciato con le tensioni nello Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il traffico petrolifero mondiale. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver fermato quattro navi sostenute dagli Stati Uniti che tentavano di attraversare lo Stretto, e hanno sostenuto che due petroliere sono "esplose e hanno preso fuoco" mentre tentavano di attraversare un campo minato.
Smentite e nuova rottura diplomatica
La ricostruzione fornita da Teheran sull'incidente delle petroliere è stata tuttavia immediatamente smentita da Washington. Il Centcom ha definito "falsa" la notizia secondo cui due petroliere avrebbero preso fuoco nello Stretto di Hormuz, bollandola come un'ennesima dichiarazione infondata delle Guardie Rivoluzionarie. Nel frattempo, la crisi militare ha definitivamente sepolto ogni residuo spiraglio diplomatico.
Il viceministro degli esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha annunciato che l'Iran ha interrotto gli impegni previsti dal protocollo d'intesa con gli Stati Uniti, accusando Washington di aver violato completamente l'accordo con le sue mosse aggressive. La settima notte di raid incrociati ha così reso sempre più remota l'ipotesi di una soluzione negoziata, mentre il conflitto sembra aver varcato una soglia di pericolosità, con l'evidente rischio di un coinvolgimento sempre più diretto di altri Paesi della regione.




