Settima notte di raid Usa in Iran, Teheran colpisce basi in Giordania e Kuwait: soldati americani feriti

Settima notte di raid Usa in Iran, Teheran colpisce basi in Giordania e Kuwait: soldati americani feriti
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il settimo round consecutivo di attacchi statunitensi contro l'Iran ha innescato una nuova e violenta reazione di Teheran, che nella notte ha esteso i propri bersagli a diverse basi militari nella regione, causando il ferimento di personale americano in Giordania e provocando un'ondata di allarmi in tutto il Golfo Persico.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato di aver concluso le operazioni, incentrate su obiettivi strategici come depositi di armi sotterranei e infrastrutture logistiche, mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane (Irgc) hanno rivendicato attacchi con missili e droni in Kuwait, Bahrein e Giordania, con quest'ultimo Paese che ha dichiarato di aver intercettato dieci missili nel proprio spazio aereo.

L'offensiva americana e i danni collaterali in Iran

Secondo quanto reso noto dal Centcom, le forze statunitensi hanno impiegato aerei da combattimento, droni e navi da guerra per colpire siti di sorveglianza, infrastrutture militari e capacità marittime dell'Iran.

Gli attacchi, che si inseriscono in una escalation iniziata ormai una settimana fa, non hanno però risparmiato le infrastrutture civili: l'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha denunciato che un attacco missilistico ha distrutto le pompe e il trasformatore elettrico di un impianto di dissalazione nella provincia di Hormozgan, lasciando senz'acqua potabile circa diecimila persone distribuite in venti villaggi della regione.

Le autorità locali hanno confermato che l'offensiva ha danneggiato anche un tunnel e tre ponti, mentre il vice governatore della provincia ha dichiarato che i raid hanno causato almeno tre vittime e otto feriti tra la popolazione.

La controffensiva iraniana: basi colpite e allarme in tutta la regione

La risposta di Teheran non si è fatta attendere e ha investito diversi Paesi che ospitano contingenti militari statunitensi. In Giordania, le basi aeree di Muwaffaq Salti e Al Azraq sono state prese di mira, con funzionari americani che hanno confermato alla Cbs News il ferimento di diversi soldati statunitensi, senza tuttavia specificare il numero o la gravità delle ferite. Le forze armate giordane hanno comunque dichiarato di aver abbattuto dieci missili entrati nel proprio spazio aereo.

L'attenzione si è concentrata anche sul Kuwait, dove i Pasdaran hanno rivendicato un attacco contro la base di Arifjan e il radar della base aerea di Ali Al Salem, parlando di "diversi soldati uccisi" e della distruzione di un deposito di armi e di un hangar per droni, circostanze che non hanno però trovato conferma da fonti ufficiali statunitensi. Le operazioni all'aeroporto internazionale di Kuwait City sono state temporaneamente sospese.

La tensione nello Stretto di Hormuz e le smentite

Il fronte più caldo e potenzialmente esplosivo resta però quello dello Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il traffico petrolifero mondiale. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver fermato quattro navi che tentavano di attraversare lo Stretto in "violazione delle norme", sostenendo di averle bloccate con un'operazione combinata di missili e droni e dichiarando di fatto lo Stretto "completamente chiuso".

Le stesse fonti avevano in precedenza riferito che due petroliere avevano preso fuoco dopo aver urtato un campo minato, ma il Centcom ha prontamente smentito la notizia, definendola "falsa". La tensione è palpabile anche in Arabia Saudita, dove le sirene antiaeree sono suonate nella zona di Al-Kharj, sede della base aerea Prince Sultan, e a Yanbu, con i sistemi di difesa Patriot e Thaad che sono stati attivati per intercettare un missile balistico proveniente dall'Iran.

L'avvertimento di Washington e la mobilitazione generale

In un contesto di crescente instabilità, il Dipartimento di Stato americano ha emesso un avviso a livello mondiale, esortando tutti i cittadini statunitensi a riconsiderare i viaggi verso il Medio Oriente a causa del "potenziale di un'escalation imprevista". Il Centcom ha ribadito che oltre 50.000 militari americani sono operativi nella regione e che le forze rimangono "vigili, letali e pronte".

I Guardiani della Rivoluzione, da parte loro, hanno giustificato la loro azione richiamando un precetto coranico che invita a reagire con la stessa forza all'aggressione subita, lanciando un avvertimento a tutti i Paesi che ospitano truppe statunitensi affinché si preparino a ricevere una risposta adeguata.

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