Mps, Lovaglio licenziato per giusta causa: il cda accelera dopo la revoca delle deleghe

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Basta una riunione con un solo punto all’ordine del giorno e un comunicato di quattro righe – diffuso nel tardo pomeriggio del 7 aprile – per formalizzare la rottura definitiva tra Banca Monte dei Paschi di Siena e il suo direttore generale, Luigi Lovaglio. Il consiglio di amministrazione, presieduto dall’avvocato Nicola Maione, ha deliberato la risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro, un epilogo che rappresenta l’atto conclusivo di una procedura iniziata il 25 marzo scorso con la revoca delle deleghe operative. In quella data, il board aveva già privato Lovaglio dei poteri gestionali, aprendo di fatto la strada al licenziamento secco, senza preavviso né ulteriori accomodamenti. La banca senese, attraverso una nota stringata, ha chiarito che la decisione è stata presa “a seguito e in conseguenza” di quella precedente delibera, sottolineando così il nesso causale diretto tra i due provvedimenti.

Ciò che ha trasformato un normale contrasto interno in un licenziamento per giusta causa – la formula più grave nel diritto del lavoro, che presuppone un comportamento tale da rendere impossibile la prosecuzione anche temporanea del rapporto – è la rottura del patto fiduciario, aggravata da un conflitto di interessi ritenuto insanabile. Secondo quanto ricostruito, l’elemento scatenante sarebbe stata la candidatura di Lovaglio nella lista opposta a quella sostenuta dal principale azionista, vale a dire la lista di Plt holding. Un passo, quest’ultimo, interpretato dal cda come un atto di slealtà verso la banca e i suoi vertici, capace di minare alla radice la fiducia necessaria tra un amministratore delegato e l’organo che lo ha nominato. Lovaglio, di conseguenza, non è più né il direttore generale né l’ad, e il cda non ha lasciato spazio a dimissioni concordate o transizioni morbide: la porta è stata sbattuta con una risoluzione unilaterale, senza alcuna forma di accomodamento.

Il licenziamento, per quanto traumatico, non è un fatto isolato ma s’inserisce in una fase di forte turbolenza azionaria e strategica. A complicare ulteriormente il quadro, infatti, concorrono tre liste in campo – una situazione che prelude a uno scontro diretto tra i soci in vista dell’assemblea convocata per il 15 aprile. Quella riunione, già di per sé decisiva per il rinnovo di alcune cariche sociali e per l’orientamento futuro dell’istituto, si trova ora caricata di un peso aggiuntivo: l’assenza di Lovaglio, che era stato uno degli artefici della recente ricapitalizzazione e del rilancio operativo della banca più antica del mondo. Le tensioni tra i soci, da un lato, e la governance lasciata in bilico dall’improvviso vuoto al vertice esecutivo, dall’altro, rendono l’appuntamento del 15 aprile un crocevia potenzialmente esplosivo, sebbene nessuna previsione sull’esito possa essere qui avanzata.

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