Mps, Lovaglio accelera su Mediobanca e l’assemblea torna il banco di prova degli schieramenti
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Redazione Economia
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La vittoria della lista di Plt Holding nello scontro del 15 aprile, quella che ha restituito a Luigi Lovaglio la guida operativa di Monte dei Paschi, non ha solo ricomposto gli equilibri interni a Rocca Salimbeni. Ha soprattutto riacceso i motori di un’operazione, la fusione con Mediobanca, che nei mesi precedenti – complice l’incertezza sul vertice – aveva proceduto a rilento, se non addirittura a singhiozzo. Ora, con l’insediamento del nuovo consiglio presieduto da Cesare Bisoni, il riassetto torna al centro della scena: l’amministratore delegato, forte dell’opas da quasi 14 miliardi chiusa a settembre, ha deciso di comprimere i tempi al massimo. L’obiettivo, stando a quanto anticipato il 29 aprile da MF-Milano Finanza, è arrivare alla conclusione dell’integrazione entro il quarto trimestre, facendo sì che i primi benefici economici del nuovo perimetro emergano già nei conti dell’esercizio in corso.
Il ritorno alla tolda di comando e la macchina che riparte
Dopo quasi due mesi di lavori fermi – una stasi che molti osservatori avevano già letto come il segnale di una possibile revisione del piano – la struttura della fusione ha ripreso a brulicare di consulenti, legali e banker. Lovaglio, una volta riconfermato, ha ripescato il progetto presentato al mercato il 27 febbraio, quello che aveva al centro l’integrazione di Piazzetta Cuccia. Non si tratta di una semplice riproposizione: c’è un’accelerazione evidente sulle scadenze, con il banchiere che intende stringere i tempi della due diligence e delle negoziazioni sindacali. La macchina, insomma, si è rimessa in moto, e gli ingranaggi girano ora a un regime più sostenuto. Sarà l’assemblea straordinaria – convocabile tra giugno e luglio – a dover dare il via libera definitivo, trasformandosi di fatto nel nuovo palio degli schieramenti tra i soci favorevoli e quelli contrari all’operazione.
Mercato conta gli schieramenti, e il timone resta sotto osservazione
Il mercato, in queste settimane, sta già conteggiando le posizioni dei grandi azionisti: da un lato chi vede nella fusione l’unica via per ridisegnare la mappa del credito italiano medio-grande, dall’altro chi invece teme un sovradimensionamento dell’istituto senese o una perdita di identità per Mediobanca. Ma a complicare il quadro arriva anche un’attenzione inedita da parte della Consob. Secondo quanto risulta a Il Giornale, la Commissione garante della Borsa avrebbe avviato una serie di accertamenti su Lovaglio, avvalendosi dell’articolo 115 del Testo unico della Finanza – quello che consente di richiedere informazioni, convocare amministratori ed eseguire ispezioni – per vigilare sulla correttezza delle informazioni fornite al pubblico. Un faro, quello della vigilanza, che si accende proprio mentre l’ad prova a mettere a terra l’operazione più ambiziosa del suo mandato.
L’assemblea come crinale tra giugno e luglio
Il passaggio chiave resta comunque la convocazione dell’assemblea straordinaria. Lovaglio punta a celebrarla tra giugno e luglio, una finestra temporale che lascia poco spazio a manovre dilatorie. In quella sede i soci – con i loro pesi, le loro alleanze e i loro veti incrociati – dovranno esprimersi in modo chiaro su un’operazione che, nelle intenzioni del ceo, dovrebbe già nel breve periodo far emergere sinergie e razionalizzazioni. Non ci sono, al momento, certezze sul risultato del voto: gli schieramenti appaiono ancora mobili, e l’esito dipenderà dalla capacità di Lovaglio di tenere assieme il fronte favorevole, mentre la Consob continua a chiedere lumi su come le informazioni siano state veicolate al mercato. Quel che è certo è che, dopo mesi di attesa, il dossier è tornato sul tavolo – e stavolta con la polvere da sparo già accesa.




