Merz cancelliere con il brivido: eletto solo al secondo scrutinio
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Redazione Esteri
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Berlino – Quello che avrebbe dovuto essere un giorno di celebrazioni per Friedrich Merz si è trasformato in una prova di resistenza politica. L’elezione a cancelliere, attesa come una formalità, ha invece rivelato crepe profonde nella maggioranza, costringendo il leader della Cdu a un secondo scrutinio dopo che i franchi tiratori – o "partigiani del voto segreto", come qualcuno li ha definiti con ironia – ne avevano impedito l’affermazione al primo tentativo.
Johann Wadephul, mentre prestava giuramento come ministro degli Esteri, ha lanciato un’occhiata alla presidente del Bundestag Julia Kloeckner che poteva essere letta in molti modi: sollievo, nervosismo, persino complicità. La verità è che il percorso verso il cancellierato, che Merz immaginava lineare, si è rivelato accidentato. Dodici voti mancanti al primo turno hanno mostrato quanto fragile sia l’accordo che lo sostiene, un dettaglio non trascurabile per un uomo abituato a comandare più che a negoziare.
La sfida dell’Afd e il nodo delle alleanze se il problema immediato è la disciplina interna, quello strutturale è l’ombra dell’Alternative für Deutschland, che i servizi segreti considerano «incompatibile con la democrazia». Beatrix von Storch, vice del partito, non ha perso tempo: ha definito il governo Merz «destinato a durare poco», sostenuto da una «frangia radicale della Spd». L’Afd reclama un’alleanza con la Cdu, invocando una maggioranza «nero-blu» che però, almeno per ora, Merz esclude.
Intanto, il nuovo cancelliere vola a Parigi e Varsavia con un’eredità scomoda: dovrà cercarsi volta per volta i voti in Parlamento, in un gioco di equilibri che rischia di logorarlo. L’istinto di centralizzare il potere, che gli è valso critiche anche dentro il suo partito, dovrà fare i conti con una realtà in cui ogni decisione passerà attraverso trattative estenuanti.




