Chiesi compra KalVista per 1,9 miliardi di dollari e punta sulle malattie rare
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Redazione Economia
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Il gruppo Chiesi, realtà biofarmaceutica internazionale con sede a Parma, ha messo a segno l’acquisizione più costosa della sua storia, rilevando la statunitense KalVista Pharmaceuticals per un controvalore complessivo di 1,9 miliardi di dollari. L’operazione, che è stata approvata all’unanimità dai consigli di amministrazione delle due società, prevede il lancio di un’offerta pubblica di acquisto – una cosiddetta tender offer – su tutte le azioni ordinarie di KalVista in circolazione al prezzo di 27 dollari per azione, interamente in contanti. E proprio questo dettaglio, unito alla dimensione finanziaria dell’accordo, ne sottolinea la portata strategica.
La più grande acquisizione del gruppo parmense
Per Chiesi, che ha chiuso l’esercizio 2025 con un fatturato di 3,6 miliardi di euro (in crescita dell’8,2 per cento rispetto all’anno precedente) e che oggi impiega quasi ottomila dipendenti, l’operazione rappresenta un salto dimensionale non indifferente. Non solo per il numero, ma per la direzione che prende: quella delle terapie per le malattie rare e ultra rare, un segmento in cui l’azienda italiana intende consolidare la propria presenza. L’acquisizione, la cui chiusura è prevista nel terzo trimestre del 2026, è subordinata al soddisfacimento delle consuete condizioni di closing, ma le premesse – a partire dal via libera unanime dei vertici – lasciano intendere un iter già ben avviato.
Ekterly, la molecola chiave nell’affare
Sul piano clinico, il pezzo forte dell’affare è rappresentato da Ekterly (sebetralstat), la prima terapia orale on-demand mai sviluppata per il trattamento dell’angioedema ereditario (HAE). Una patologia rara, questa, caratterizzata da episodi ricorrenti di gonfiore sottocutaneo e delle mucose, che finora ha richiesto approcci terapeutici spesso invasivi o non immediatamente maneggevoli per il paziente. L’ingresso di questa molecola nel portafoglio Chiesi – che già vanta competenze nel settore delle malattie rare – modifica di fatto il perimetro competitivo dell’azienda, offrendole una piattaforma di crescita immediata e clinicamente differenziata.
Dalla cronaca aziendale alla scommessa industriale
Se si guarda al profilo dell’operazione in termini puramente industriali, emerge una strategia chiara: puntare su un farmaco innovativo in una nicchia terapeutica ad alto bisogno insoddisfatto. KalVista, dal canto suo, ha costruito gran parte del suo valore attorno a questo candidato, e l’offerta da 27 dollari per azione ne certifica le potenzialità. Non ci sono, in questa fase, dettagli su eventuali inchieste giudiziarie o sviluppi regolatori anomali; l’annuncio si muove entro i binari ordinari della finanza straordinaria. Quel che conta, per chi legge i numeri, è che un gruppo italiano – e non da oggi tra i protagonisti silenziosi della biofarmaceutica globale – abbia deciso di investire quasi due miliardi di dollari in una scommessa terapeutica che, se vinta, potrebbe ridisegnare le linee guida del trattamento dell’angioedema ereditario.




