L'Italia compra l'Ecce Homo di Antonello da Messina per 14,9 milioni di dollari
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il ministero della Cultura, attraverso la Direzione Generale Musei, ha perfezionato l’acquisto di un “eccezionale e raro capolavoro” di Antonello da Messina, come ha annunciato oggi la storica casa d’aste Sotheby’s. L'opera, che sarebbe stata ritirata dalla vendita Old Masters lo scorso 5 febbraio a New York, è stata acquisita dallo Stato italiano per la somma di 14,9 milioni di dollari, un atto che sottrae definitivamente al mercato internazionale un dipinto fondamentale per la storia dell’arte. Realizzato a tempera su tavola intorno al 1460-1465, il lavoro si presenta con una doppia raffigurazione: da un lato un intenso "Ecce Homo", che mostra il Cristo sofferente e coronato di spine, dall’altro una raffinata visione di "San Girolamo penitente nel deserto", immerso in un paesaggio minuzioso di rocce e acque tranquille. Una caratteristica, quest’ultima, che rende il manufatto ancor più prezioso e complesso, testimoniando la ricerca pittorica del maestro siciliano in un periodo di grande sperimentazione.
L'attribuzione e il valore storico dell'opera la paternità dell’opera, che era rimasta a lungo “ignota alla letteratura artistica”, fu riconosciuta per la prima volta dallo storico dell’arte Federico Zeri nel 1985, il quale la definì senza esitazioni un’opera giovanile di Antonello. La Fondazione che oggi porta il suo nome ha sottolineato come si tratti di “un piccolo dipinto su tavola” che, nondimeno, rappresenta una svolta iconografica nel modo di rappresentare il tema del Cristo deriso, segnando una distanza netta dalle rappresentazioni più ieratiche e avvicinandosi a un’umanità drammatica e diretta. Antonello da Messina, del resto, è universalmente riconosciuto come uno degli artisti che, nella seconda metà del Quattrocento, seppe fondere la luce e l’attenzione al dettaglio fiamminghi con la monumentalità delle forme tipica della pittura italiana, gettando un ponte tra due culture figurative distanti.
Le manovre dell'acquisizione e la probabile destinazione nonostante il ministero, come spesso accade in queste delicate trattative, abbia mantenuto un riserbo ufficiale fino all’ultimo, le voci sull’interesse italiano circolavano da giorni negli ambienti specializzati, alimentate proprio dal misterioso ritiro del lotto poco prima dell’asta newyorchese. L’operazione, definita dal ministro Gennaro Sangiuliano come “di altissimo livello”, è stata condotta grazie all’esercizio del diritto di prelazione, uno strumento che consente allo Stato di eguagliare l’offerta vincente e assicurarsi così il bene, impedendone l’espatrio. Sebbene non vi sia ancora un annuncio formale, le indiscrezioni più ricorrenti indicano nel Museo di Capodimonte a Napoli la probabile destinazione finale del dipinto, dove andrebbe ad arricchire una collezione già ricca di testimonianze della pittura meridionale.




