L'Italia riporta a casa l'Ecce Homo di Antonello da Messina, pagando 14,9 milioni di dollari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Lo Stato italiano ha concluso in gran segreto, come spesso avviene nelle trattative più delicate, l'acquisizione del dipinto “Ecce Homo” di Antonello da Messina, un'opera di devozione privata su due lati che risale a un momento decisivo della carriera del maestro siciliano. La notizia, trapelata nei giorni scorsi, è stata confermata ufficialmente dal Ministero della Cultura dopo che il lotto era stato ritirato, proprio lo scorso 5 febbraio, dalla vendita all'asta organizzata da Sotheby's a New York. L'operazione, condotta direttamente dal Direttorato Generale dei Musei, ha consentito di sottrarre il prezioso pannello al mercato internazionale dell'arte, impedendone una dispersione che sarebbe stata considerata irreparabile per il patrimonio nazionale, e ha richiesto un esborso di 14,9 milioni di dollari, una cifra molto vicina alla stima massima iniziale.
Il valore artistico di un "unicum"
Il Ministro Giuli, nell'annunciare l'acquisto, ha definito l'opera "un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano", una considerazione che trova ampio consenso tra gli studiosi. Il piccolo dipinto, che raffigura da un lato il Cristo sofferente coronato di spine e dall'altro un San Girolamo penitente immerso in un paesaggio roccioso, appartiene infatti a quella fase creativa in cui Antonello da Messina seppe fondere in maniera del tutto originale, con una costruzione spaziale solida ed essenziale, la rigorosa analisi della luce di derivazione fiamminga con la monumentalità formale della tradizione italiana. È in questo periodo, che qualcuno di essi considera il suo apice, che l'artista definisce compiutamente il suo linguaggio, conferendo alle figure una dignità e un'introspezione psicologica senza precedenti.
Una trattativa discreta e risolutiva
La casa d'aste Sotheby's ha motivato il ritiro dell'opera dalla vendita pubblica facendo riferimento al "forte interesse dimostrato dal governo italiano", un interesse che si è tradotto in una trattativa rapida e condotta con la massima discrezione, come spesso avviene in casi di tale rilevanza per evitare di far lievitare il prezzo o di attirare l'attenzione di altri potenziali acquirenti. L'intervento statale si è dunque mosso nell'ambito di quelle procedure che, sebbene non frequenti, sono previste per salvaguardare i beni di eccezionale interesse culturale in procinto di lasciare il paese, assicurandone la pubblica fruizione e impedendone una definitiva alienazione all'estero. L'operazione, per quanto onerosa, è stata dunque considerata necessaria, vista anche la rarità di opere di tale levatura ancora in mani private.
Destinazione e significato dell'acquisizione
L'“Ecce Homo”, che rappresentava l'ultimo dipinto di questa tipologia di Antonello da Messina di cui si fosse certi fosse ancora in una collezione privata, entra così a far parte del patrimonio artistico nazionale. La sua acquisizione non si limita a incrementare numericamente le collezioni pubbliche, ma permette di ricomporre idealmente un tassello importante della produzione dell'artista, consentendo future comparazioni dirette con le opere già conservate nei musei italiani. Sebbene non siano stati ancora resi noti i dettagli sulla sua futura collocazione, è lecito attendersi che il dipinto, data la sua importanza, trovi presto una sistemazione in uno dei principali istituti museali, dove potrà essere studiato e ammirato dal pubblico in un contesto adeguato al suo valore storico ed estetico.




