Soumahoro, la svolta a destra e il dietrofront: "Mai detto di volermi candidare con il centrodestra"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L'intervista concessa a Il Foglio aveva aperto uno scenario inatteso, suscitando reazioni contrastanti e un dibattito infuocato sulla possibile migrazione politica di Aboubakar Soumahoro, il sindacalista di origine ivoriana, un tempo simbolo delle battaglie per i diritti dei braccianti e poi parlamentare eletto con la sinistra di Alleanza Verdi e Sinistra. L'uomo, la cui vicenda personale è stata segnata da un pesante scandalo giudiziario che ha coinvolto i familiari, ha dichiarato di guardare ora al centrodestra, definendo gli ultimi anni "una rinascita" e affermando di essere pronto a candidarsi "con le forze del tricolore", una dichiarazione che, sebbene volutamente generica, ha immediatamente acceso i riflettori su un suo possibile avvicinamento a quell'area politica.
La precisazione a caldo e il richiamo al tricolore
Poche ore dopo la pubblicazione, tuttavia, è arrivato un netto dietrofront attraverso una nota ufficiale, nella quale Soumahoro ha accusato il Titolo dell'articolo di essere "distorto" e di non riflettere fedelmente le sue dichiarazioni, piegandosi piuttosto, a suo dire, alla logica editoriale di attrarre i lettori. "Mai detto di volermi candidare con il centrodestra. Il tricolore è di tutti", ha puntualizzato il deputato, attualmente iscritto al gruppo misto, tentando di riportare la questione su un piano più astratto e simbolico. Quel tricolore, che nella prima intervista aveva citato come elemento unificante presente nei simboli di partiti sia di destra che di sinistra, diventava così, nella sua rettifica, un patrimonio comune e non un esplicito riferimento politico.
La strategia e le reazioni dal mondo politico
La mossa, che molti osservatori interpretano come un tentativo di rilanciare una presenza pubblica offuscata dalle indagini sulla gestione dei fondi delle cooperative di famiglia, non ha trovato terreno fertile. Le forze della cosiddetta "destra tricolore", infatti, hanno respinto con decisione ogni ipotesi di accoglienza, lasciando intendere che non esiste spazio per un suo ingresso nelle loro liste. Un blocco netto, quello dei "patrioti", che sembra aver stoppato sul nascere qualsiasi velleità di transumanza politica, costringendo Soumahoro a rimanere, almeno per il momento, dove si trova. La sua dichiarazione, durante il colloquio con la giornalista, di passare il Capodanno in Africa occidentale, tra Senegal, Costa d'Avorio e Guinea, e la sua argomentazione sulla crescita demografica africana, sono parse a molti come elementi scollegati dalla domanda diretta sulla sua collocazione politica, contribuendo a creare un quadro confuso e ambiguo.
Uno scenario in movimento tra passato e presente
La vicenda si inserisce in un panorama politico nazionale e internazionale in trasformazione, dove gli schieramenti tradizionali sono sottoposti a tensioni e ridisegni, e dove la figura del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, influisce sulle dinamiche globali. Soumahoro, che in passato ha lavorato a stretto contatto con il sindacato di base Usb negli insediamenti di immigrati come quello di Torretta Antonacci, si trova ora a navigare in acque torbide, cercando una nuova rotta dopo la caduta dalla precedente piattaforma elettorale. La sua parabola, dal fervore sindacale all'impegno parlamentare fino allo scandalo giudiziario e all'attuale tentativo di riposizionamento, delinea un percorso accidentato, il cui epilogo appare ancora tutto da scrivere, nonostante il muro alzato dalle formazioni di destra.




