Privacy sotto attacco, l'Europa prepara il dietrofront sul Gdpr

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La strada che conduce verso un inferno digitale, si suole dire, è lastricata di pessime semplificazioni e di un'attitudine a "pensare male" che, nel contesto legislativo, non ammette esimenti o attenuanti. Ad essere realisti, tuttavia, quegli inferni li stiamo già vivendo: nell'Europa che aspira a essere un'Axis Mundi ma oramai lo è solo nella retorica dell'"effetto Bruxelles", assistiamo al paradosso stridente di un'iperregolamentazione degli ecosistemi digitali che procede di pari passo con una lenta ma inesorabile erosione dei diritti fondamentali di cittadinanza digitale. Un paradosso che si fa particolarmente evidente osservando le sorti del Regolamento generale sulla protezione dei dati, il Gdpr, che dopo soli sette anni dalla sua entrata in vigore – e nonostante sia stato a lungo considerato una legge faro a livello globale – vede oggi vacillare i suoi principi cardine sotto la pressione congiunta di interessi economici e calcoli politici.

Il pressing delle big tech e la nuova volontà di Bruxelles

A pesare sul muro della privacy europea, che sembra avviato a un ridimensionamento, è un fattore duplice e potente. Da un lato, infatti, agisce il pressing costante delle grandi compagnie tecnologiche americane, le quali hanno trovato in Donald Trump, nuovamente presidente degli Stati Uniti, un alleato di prim'ordine in questa missione. Dall'altro lato, c'è la volontà stessa della Commissione europea di imboccare una strada di sburocratizzazione e di favorire la crescita, un orientamento che, se da una parte mira a semplificare la vita delle imprese, dall'altra rischia di aprire varchi pericolosi in un settore delicatissimo. La crociata in nome dell'efficienza, unita alla necessità politica di non irritare la Casa Bianca, ha così messo nel mirino una delle legislazioni più avanzate al mondo, preparando il terreno per un cambio di passo i cui dettagli, sebbene saranno presentati ufficialmente solo mercoledì, cominciano già a circolare in forma di anticipazioni.

L'architettura normativa e il nuovo "Digital Omnibus"

Negli ultimi anni, l'Unione europea aveva costruito un corpus normativo complesso e articolato con l'obiettivo di regolare la vita digitale in molti suoi aspetti. Oltre al Gdpr, che aveva posto la protezione dei dati personali come un fondamento stesso dell'Unione, sono seguiti il Digital services act e il Digital markets act per definire regole chiare per le piattaforme online e i cosiddetti "gatekeeper"; il Data act e il Data governance act hanno tentato di disciplinare in modo organico l'accesso e la circolazione dei dati, mentre l'AI act si è addentrato nella spinosa questione dei sistemi di intelligenza artificiale. A questa architettura, che qualcuno giudica farraginosa, Bruxelles intende ora dare un ordine nuovo attraverso il Digital Omnibus, un intervento che, nelle intenzioni, dovrebbe riordinare e snellire il quadro, ma che nei fatti potrebbe portare a un allentamento delle tutele finora garantite ai cittadini.

I diritti fondamentali e l'equilibrio con gli interessi economici

Il punto cruciale, in questa vicenda, rimane il bilanciamento tra la difesa di diritti fondamentali – come quello alla riservatezza delle informazioni personali – e le esigenze di un sistema economico che spinge per una circolazione dei dati più libera e meno vincolata. Se ne vedono già alcuni, di questi diritti, che vacillano; e se ne vedranno probabilmente altri, di qui a breve. La partita che si gioca a Bruxelles, dunque, non è una semplice questione tecnica di aggiornamento normativo, ma una scelta di campo che definirà il futuro del rapporto tra individuo, tecnologia e potere, in un'epoca in cui i dati sono diventati la risorsa più preziosa e contesa.

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