La mazza sul crocifisso in Libano: l’Idf indaga sul soldato che ha infranto una statua di Gesù
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Redazione Esteri
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Il fendente che ha spezzato la testa di Cristo, impresso in uno scatto ormai diventato virale, non è frutto di algoritmi generativi né di una manipolazione digitale. L’esercito israeliano, in una nota diffusa lunedì, ha dovuto amaramente prendere atto della realtà: è autentica l’immagine che ritrae un suo militare mentre colpisce con una mazza da demolizione una statua di Gesù crocifisso, abbattuta in un villaggio del Libano meridionale. La fotografia, capace di totalizzare oltre cinque milioni di visualizzazioni sulla piattaforma X, ha innescato una reazione immediata a catena, partendo proprio da Gerusalemme dove la leadership politica non ha esitato a marchiare il gesto come un atto “vergognoso” e del tutto estraneo ai valori che dicono di professare.
Le dinamiche dell’accaduto, sebbene ancora al vaglio degli inquirenti, si concentrano geograficamente a Debl, un villaggio a forte connotazione cristiano-maronita situato a meno di cinque chilometri dal confine conteso. È proprio in questa zona, dove nonostante un cessate il fuoco recentemente pattuito le truppe israeliane mantengono ancora una presenza operativa, che l’episodio si è consumato. Le operazioni militari in corso, ufficialmente descritte come interventi di “bonifica” volti a smantellare le infrastrutture sotterranee e logistiche di Hezbollah, hanno fatto da sfondo a quella che le gerarchie militari hanno definito una condotta individuale gravemente fuori linea.
Il primo a spezzare una lancia – per quanto a favore della condanna e non del soldato – è stato il primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale ha definito l’accaduto scioccante e ha sottolineato come Israele, in quanto Stato ebraico, sia custode di valori di tolleranza reciproca verso tutte le fedi. Una retorica, quella utilizzata dal premier, che ha preso le distanze dall’atto vandalico per ribadire un concetto più ampio: mentre i cristiani verrebbero “massacrati” da elementi musulmani in altre aree del Medio Oriente, in Israele essi prospererebbero godendo di libertà di culto uniche nella regione.
L’indagine interna e le reazioni ai vertici dello Stato
Il Comando Nord dell’Idf, a cui fa capo la giurisdizione operativa sull’area, ha già avviato un’inchiesta formale che procederà attraverso la consueta catena di comando. Nella nota ufficiale, i vertici militari hanno garantito che, al termine degli accertamenti, saranno presi “provvedimenti adeguati” nei confronti del responsabile, la cui condotta è stata bollata come totalmente incompatibile con la disciplina attesa. Non si è limitato a un generico rincrescimento, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, il quale ha utilizzato parole pesanti come “grave e vergognoso” per descrivere l’oltraggio a un simbolo sacro, aggiungendo una scusa formale indirizzata a “ogni cristiano i cui sentimenti sono stati feriti”.
Sul terreno, le ripercussioni di questo atto individuale rischiano di alimentare una tensione già altissima. Il villaggio di Debl è stato per settimane teatro di violenti scontri e di operazioni di rastrellamento, che hanno incluso la demolizione di diverse abitazioni nelle vicinanze. Sebbene l’esercito abbia inquadrato l’azione del soldato come un episodio isolato e aberrante, la distruzione di un’icona religiosa in un’area a maggioranza cristiana introduce un elemento di forte instabilità sociale, offrendo potenzialmente nuovi pretesti propagandistici alle milizie sciite di Hezbollah.
La genesi di uno scatto virale nel sud del Libano
L’immagine, che ritrae il militare nell’atto di vibrate un colpo secco con un martello pesante sulla statua, è stata diffusa inizialmente da fonti arabe e successivamente verificata dalle stesse autorità di Tel Aviv. Contrariamente ad altre polemiche sollevate durante il conflitto, questa volta non c’è stato alcun tentativo di negazione: l’Idf ha confermato che la foto non è un fake e che il soggetto ritratto è effettivamente un suo soldato in servizio nel Libano meridionale. L’esercito ha parlato di “grande severità” con cui intende trattare il caso, impegnandosi anche a collaborare con le comunità locali per il ricollocamento della statua danneggiata.
La vicenda solleva, incidentalmente, il tema della disciplina delle truppe impegnate nelle operazioni di terra. Non è la prima volta, durante questa ultima escalation iniziata con i lanci di razzi di Hezbollah a cui sono seguiti massicci attacchi aerei e l’invasione di terra, che emergono immagini di soldati intenti a danneggiare proprietà civili o a postare contenuti considerati provocatori. Il gesto della mazza, in particolare, si trasforma da semplice atto vandalico a simbolo di una tensione che travalica il puro scontro militare, toccando le corde più profonde del rispetto interreligioso in una regione dove le fedi convivono (o si scontrano) da millenni.
Meta Description: Soldato israeliano distrugge a mazzate una statua di Gesù in Libano. L’Idf conferma l’immagine virale, avvia un’indagine e promette provvedimenti. Netanyahu condanna.




