Vertice segreto a Miami e siluro di Trump: così la guerra con l’Iran tiene in scacco l’Italia
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Redazione Esteri
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Mentre il Segretario di Stato americano Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff si incontravano a Miami con il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, per cercare una quadra che ponga fine alle ostilità con Teheran, un altro fronte diplomatico andava in frantumi a migliaia di chilometri di distanza. La notizia, riportata da Axios, conferma che Al Thani – il quale aveva appena incontrato il vicepresidente Vance a Washington – ha stravolto i propri piani per raggiungere la Florida, un segnale, questo, dell’urgenza con cui l’amministrazione sta gestendo il conflitto iniziato lo scorso febbraio. Si tratta di negoziati complessi, dove lo stesso Rubio avrebbe ammesso che, senza progressi concreti, gli Stati Uniti non sono disposti a “perdere tempo”, una posizione che riflette la tensione crescente anche tra gli alleati storici. Sul tavolo, secondo indiscrezioni, ci sarebbe una bozza di memorandum – forse composta da punti essenziali – che dovrebbe servire come base per un cessate il fuoco duraturo, dopo che i primi round di colloqui in Pakistan non avevano prodotto risultati apprezzabili.
L’Iran rompe il silenzio e chiede la fine delle ostilità
In netta controtendenza rispetto agli scontri armati che hanno recentemente infiammato lo Stretto di Hormuz – dove cacciatorpediniere statunitensi sono state bersaglio di attacchi mentre le petroliere subivano azioni di disturbo – la risposta di Teheran non si è fatta attendere, ed è arrivata chiara: “Vogliamo finire la guerra”. Questa dichiarazione, diffusa nei canali ufficiali della Repubblica Islamica, rappresenta un’inversione di marcia retorica importante, sebbene sul campo la situazione resti fluida. Il presidente Trump, dal canto suo, ha ribadito di “aspettare una risposta” dall’Iran, cercando al contempo di minimizzare gli scontri diretti in mare, che pure hanno rischiato di far saltare il precario armistizio in vigore dallo scorso aprile. La posizione iraniana, pur condita da accuse reciproche sugli attacchi agli oil tanker, sembra quindi orientata verso una soluzione diplomatica; una svolta fondamentale, se si considera che l’intelligence occidentale aveva paventato una chiusura totale dello Stretto, con conseguenze disastrose per il mercato energetico globale.
Il “siluro” di Trump contro Meloni: l’Italia nel mirino per il mancato sostegno
Se da un lato si cerca la pace in Medio Oriente, dall’altro la Casa Bianca ha scelto Roma come bersaglio di una raffica di critiche senza precedenti. In una telefonata esclusiva, Donald Trump ha attaccato frontalmente Giorgia Meloni, accusandola di non esserci “quando serviva” durante l’escalation militare di febbraio. Il capo dello Stato, parlando direttamente dal suo resort di Mar-a-Lago, ha rinfacciato alla presidente del Consiglio di non aver garantito il supporto sperato, alimentando un gelo diplomatico che rischia di affondare le ambizioni italiane di fare da ponte tra l’Europa e la nuova amministrazione. “Non c’erano quando avevamo bisogno”, ha ribadito Trump, lanciando quello che i media definiscono un vero e proprio “siluro” contro alleati che, fino a prova contraria, erano considerati vicini all’establishment repubblicano. Le parole del presidente – che non ha usato giri di parole nel manifestare il proprio disappunto – hanno innescato una reazione a catena, con il governo italiano che si è trovato improvvisamente esposto a pressioni inaudite, specie sul fronte della sicurezza.
Vertice Rubio-Meloni e il nodo sicurezza: il futuro delle basi militari
Sullo sfondo della crisi diplomatica per la guerra in Iran, si inserisce la visita a Roma del Segretario di Stato Rubio, il quale ha incontrato la premier Meloni proprio mentre le parole di Trump riecheggiavano nelle cancellerie. L’oggetto del contendere non è solo teorico: gli Stati Uniti hanno già fatto sapere di star “considerando” il trasferimento di truppe dalle basi italiane, un passo che avrebbe ricadute enormi sull’assetto difensivo del Paese. L’Italia, infatti, ha scelto una linea prudente, rifiutandosi di sostenere militarmente le operazioni Usa e anzi sospendendo alcuni accordi di cooperazione nella regione. Una presa di posizione che, se da un lato ha riscosso consensi nell’opinione pubblica interna contraria a un’altra guerra, dall’altro ha irritato profondamente Washington. Nel corso dei colloqui, Rubio ha cercato di ricucire lo strappo, ma l’ombra della minaccia di Trump – che sembra voler punire Roma per la sua “assenza” – rimane pesante, gettando un’ombra lunga sui rapporti bilaterali e sulla posizione italiana nel Mediterraneo.




