Il Barcellona e un primato amaro: tredici rossi in dieci anni, l’arbitro Turpin al centro delle polemiche
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Redazione Sport
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Il Barcellona ha salutato la Champions League, come si suol dire, con la fronte alta ma il pugno chiuso. La vittoria per 2-1 sul campo dell’Atletico Madrid, infatti, non è bastata per ribaltare lo 0-2 subito al Spotify Camp Nou, e così i blaugrana sono usciti di scena. Tuttavia, a far discutere non è stato solo il risultato complessivo, quanto piuttosto l’episodio che ha spezzato la gara del Metropolitano: l’espulsione di Eric Garcia decretata dall’arbitro francese Clément Turpin, una decisione che ha scatenato un vespaio di proteste. E non è un caso isolato, perché i numeri parlano chiaro: secondo un’analisi ripresa da L’Equipe, nessun club negli ultimi dieci anni ha collezionato tanti cartellini rossi quanti ne ha ricevuti il Barça nella massima competizione europea. Ben tredici, di cui sei diretti – e questo dettaglio conta, perché sottrae la scusante del doppio giallo.
L’ira di Raphinha, il gesto e le parole che costano care
Non è sceso in campo, eppure Raphinha ha lasciato il segno più profondo al Metropolitano. Nel post-partita, il fantasista brasiliano si è presentato in zona mista con una frase destinata a fare il giro del mondo: «È una partita rubata». Un attacco frontale all’operato di Turpin, con il rosso a Eric Garcia nel mirino, ma non solo. Perché il giocatore è stato anche ripreso dalle telecamere mentre mimava il gesto dell’uscita – quello del “cacciato” – rivolgendosi ai tifosi dell’Atletico. Un comportamento che, stando a quanto riporta il Mundo Deportivo, potrebbe costargli una squalifica pesante: fino a tre partite da parte del Giudice Sportivo. Poco dopo, su Instagram, Raphinha ha provato a spegnere l’incendio: «Mi scuso per il mio gesto, che non corrisponde ai miei valori né al mio carattere», ha scritto, aggiungendo che un tifoso gli avrebbe mancato di rispetto. Una scusa che però non cancella l’evidenza delle immagini, né il verbale arbitrale.
La UEFA vigila, e il precedente di Neymar non aiuta
La critica pubblica al direttore di gara non è mai vista di buon occhio dalle autorità calcistiche, e la UEFA – che già in passato ha dimostrato di non tollerare certi sfoghi – potrebbe ora aprire un fascicolo sul brasiliano. Il parallelo più calzante riguarda Neymar, che qualche anno fa, sempre in maglia blaugrana, si lasciò andare a dichiarazioni simili dopo un’eliminazione europea, finendo poi sanzionato. Il meccanismo è noto: parlare di “rapina” o “partita rubata” significa mettere in discussione l’integrità della direzione arbitrale, e le conseguenze disciplinari, in questi casi, arrivano quasi sempre. Per Raphinha, dunque, l’avventura europea del Barcellona potrebbe prolungarsi nei giorni a venire – ma stavolta fuori dal campo, davanti a un giudice sportivo.
Tredici rossi, sei diretti: un’abitudine o una persecuzione?
L’Equipe ha messo nero su bianco un dato che suona quasi come un anatema: il Barcellona è la squadra più “espulsa” della Champions League nell’ultimo decennio. Tredici cartellini rossi, di cui sei senza doppio giallo, significano che i blaugrana hanno lasciato il campo in inferiorità numerica più di qualsiasi altro club. Un record che fa discutere, soprattutto perché arriva in un momento in cui le polemiche arbitrali sembrano inseguire la squadra catalana come un’ombra. Non c’è bisogno di parlare di complotti o di teorie: i fatti sono lì, e l’episodio di Turpin – con il relativo sfogo di Raphinha – si inserisce in una sequenza lunga un decennio. Il Barcellona, intanto, esce a testa bassa, ma senza banalizzare: la Champions dice addio, e il conto con la giustizia sportiva è solo all’inizio.




