Obsidian nel mirino dei tagli Xbox: lo studio di The Outer Worlds e Avowed tratta la sopravvivenza

Obsidian nel mirino dei tagli Xbox: lo studio di The Outer Worlds e Avowed tratta la sopravvivenza
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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il vento che soffia nei corridoi di Xbox Studios si fa sempre più gelido, e l'ennesima scossa arriva direttamente da uno degli studi più amati dagli appassionati di giochi di ruolo. Obsidian Entertainment, il team californiano artefice di giochi come The Outer Worlds, Pillars of Eternity e dell'attesissimo Avowed, sarebbe finito nella lista rossa dei tagli di Microsoft, al punto da essere attualmente impegnato in delicate trattative con i vertici di Redmond per scongiurare la chiusura definitiva.

La notizia, rilanciata dal giornalista Christopher Dring su The Game Business, getta una luce sinistra sulla profonda riorganizzazione voluta dalla CEO Asha Sharma, la quale, assieme al resto della dirigenza del settore gaming, sta operando una drastica revisione delle risorse aziendali per concentrare tutti gli sforzi sui franchise considerati più strategici e redditizi.

A osservare il quadro generale, Obsidian non sarebbe sola in questa delicata fase di transizione: il suo nome si aggiunge a quelli di altri studi di peso come Compulsion Games, Ninja Theory, Double Fine, Arkane Studios e Undead Labs, tutti potenzialmente a rischio in un'operazione che mira a ridurre il numero di progetti paralleli per privilegiare pochi titoli capaci di garantire ritorni economici certi.

L’incertezza sulla credibilità della fonte e le voci su Arkane Lyon

L'articolo di Dring, sebbene basato su fonti solide che l'hanno portato a scrivere di trattative in corso con i vari team, si scontra con la natura altalenante dell’affidabilità del giornalista in altri contesti, un paradosso che rende la vicenda ancora più sfumata.

Se da un lato i suoi agganci con alcuni ambienti produttivi sono innegabilmente forti, dall'altro le sue ricostruzioni sono state talvolta smentite o ridimensionate in passato; ciò non toglie, però, che la sensazione sia che Dring abbia avuto accesso a informazioni recenti riguardanti Arkane Lyon, lo studio francese a cui è affidata la realizzazione di Marvel's Blade.

Proprio su questo fronte, le indiscrezioni si fanno più cupe: il gioco con il celebre cacciatore di vampiri sarebbe in uno stato di sviluppo avanzato e, stando alle voci, avrebbe dovuto fare la sua comparsa pubblica nel corso dell'anno, ma ora il suo destino è appeso a un filo, e si teme che possa essere cancellato se la riorganizzazione dovesse prendere una piega radicale.

La prospettiva che un titolo già così maturo possa finire nel dimenticatoio è solo l'ultimo dei segnali di una politica aziendale che sembra aver perso ogni cautela verso i progetti più audaci o di nicchia, in favore di una razionalizzazione che non lascia spazio a sentimentalismi.

Un settore in ebollizione tra riorganizzazioni e l’addio al fisico

Il movimento tellurico che sta attraversando Xbox, con questi licenziamenti e ristrutturazioni interne, non è però un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio che sta ridisegnando l'intero panorama dell'editoria videoludica. Mentre Microsoft stringe le maglie del proprio parco studi, dall'altra parte della barricata Sony ha annunciato una decisione epocale destinata a lasciare il segno, ossia l'abbandono definitivo della produzione di dischi fisici a partire dal 2028, una mossa che segna la fine di un'era per i collezionisti e per chi ancora predilige il supporto tangibile.

Questi due eventi, sebbene di natura diversa, sono sintomatici di un mercato in profonda trasformazione, dove la guerra per l'attenzione dei giocatori si combatte sempre più sull'abbonamento, il digitale e la capacità di generare flussi di cassa costanti, mettendo in secondo piano la dimensione artigianale e creativa che aveva caratterizzato le generazioni passate.

La scelta di concentrare gli investimenti sui franchise più solidi, come sembra intendere fare Microsoft, è il riflesso di una logica di mercato che premia il sicuro affidabile a discapito del rischio, e che mette inevitabilmente in discussione il ruolo stesso degli studi first-party che non riescono a dimostrare un valore commerciale immediato e schiacciante.

L’indipendenza come ultima spiaggia per gli studi Xbox

In questo clima di incertezza, la strategia adottata da Obsidian e dagli altri studi coinvolti sembra essere quella di negoziare un ritorno a una forma di indipendenza o, quanto meno, a una gestione meno opprimente da parte della casa madre. Il giornalista di The Game Business ha sottolineato il paradosso di questa fase, ricordando come i primi cento giorni di Asha Sharma alla guida della divisione fossero stati accolti con un certo ottimismo, alimentato anche dal lancio di Forza Horizon 6, un titolo che aveva riacceso la speranza e l'entusiasmo all'interno di Xbox Studios.

Ora, però, quell'entusiasmo si è spento bruscamente, e gli studi si trovano a dover difendere la propria esistenza in un consiglio d'amministrazione che guarda esclusivamente ai numeri di vendita e alle proiezioni di crescita.

Per Obsidian, che ha costruito la propria reputazione su narrazioni complesse e mondi aperti alternativi, la prospettiva di dover chiudere i battenti rappresenterebbe una perdita incalcolabile per il panorama dei giochi di ruolo occidentali, e le trattative in corso sono probabilmente l'ultimo baluardo per preservare un patrimonio di talento e creatività che Microsoft stessa aveva faticosamente acquisito negli anni precedenti.

Resta da vedere se i vertici di Redmond saranno disposti a fare un passo indietro o se, invece, la scure dei tagli continuerà a colpire senza pietà, cancellando di fatto uno dei baluardi del gaming narrativo contemporaneo.

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