Terremoto in Afghanistan, nuova scossa nel nord: vittime e danni alla Moschea Blu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una nuova, violenta scossa di terremoto ha fatto tremare la terra nel nord dell'Afghanistan, precisamente nella provincia di Balkh, aggiungendo lutti e distruzione a una popolazione già stremata da precedenti eventi sismici. Il sisma, che gli esperti hanno calcolato di magnitudo 6.3 con un ipocentro relativamente superficiale, ha colpito con particolare forza nelle ore notturne, cogliendo molti nel sonno e rendendo ancor più drammatica la fuga verso luoghi sicuri. L'epicentro è stato localizzato nelle vicinanze di Mazar-e Sharif, uno dei centri urbani più importanti e popolosi della regione, un luogo che custodisce, tra l'altro, un inestimabile patrimonio storico e architettonico per l'intero Paese.

Il bilancio delle vittime e la ferita al patrimonio

Il conto dei danni, che le autorità locali continuano a aggiornare con fatica data la vastità dell'area interessata, parla di oltre venti persone decedute a causa del crollo degli edifici, mentre i feriti, molti dei quali in condizioni gravi, si contano a centinaia. Oltre alla tragedia umana, che ha lasciato intere famiglie senza una casa, il terremoto ha inferto un colpo profondo all'identità culturale della zona, danneggiando in modo significativo il complesso del santuario di Hazrat Ali, universalmente conosciuto come la Moschea Blu. Questo sito, che attira pellegrini da ogni angolo della nazione per venerare la tomba dell'imam ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib, ha riportato gravi lesioni strutturali, con pareti solcate da profonde crepe e detriti che ne ostruiscono gli spazi sacri, come mostrano le prime immagini diffuse dopo l'evento.

La difficile operazione di soccorso

I team di emergenza, nonostante le risorse limitate e le sfide logistiche che caratterizzano l'operato in un territorio complesso come quello afghano, lavorano senza sosta per portare aiuto ai sopravvissuti e recuperare quanti potrebbero ancora essere rimasti sepolti sotto le macerie. Le operazioni di ricerca e salvataggio, che si svolgono in un'atmosfera di crescente apprensione, sono complicate dalla paura di ulteriori scosse di assestamento, le quali potrebbero far crollare strutture già gravemente compromesse, mettendo a rischio sia i civili sia i soccorritori. Molti di coloro che hanno perso tutto, trascorrono le notti all'addiaccio, temendo di rientrare in case pericolanti.

Uno scenario di devastazione ricorrente

Questo ultimo evento sismico, che segue di poche settimane il devastante terremoto che aveva colpito il Paese alla fine di agosto, ripropone con drammatica attualità la questione della vulnerabilità del territorio afghano, geologicamente instabile e povero di infrastrutture in grado di resistere a simili catastrofi naturali. La sequenza di scosse, la cui forza si è propagata per chilometri, non ha risparmiato né i modesti villaggi rurali né i centri urbani, dove gli edifici più antichi, costruiti spesso senza rispettare criteri antisismici, hanno ceduto con facilità. La ricostruzione, che dovrà necessariamente confrontarsi con la fragilità del contesto socioeconomico, appare come una sfida immane per le autorità locali.

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