Afghanistan colpito da una nuova forte scossa di terremoto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un nuovo violento sisma, classificato dagli sismografi dell’Us Geological Survey con una magnitudo di 5.2, ha scosso l’Afghanistan orientale, a soli due giorni dal devastante evento tellurico – di magnitudo 6.0 – che ha provocato, secondo i bilanci ufficiali ancora provvisori, almeno 1.400 vittime e più di 3.000 feriti. L’epicentro di questa ultima scossa, la cui potenza ha rinnovato il terrore tra la popolazione già stremata, è stato localizzato a 34 chilometri a Nord-Est di Jalalabad, non lontano dal confine con il Pakistan, in una regione morfologicamente fragile e storicamente soggetta a fenomeni sismici di intensità variabile.

Le operazioni di soccorso, che procedono tra immense difficoltà logistiche a causa della conformazione del territorio e della distruzione delle infrastrutture viarie, devono ora affrontare una ulteriore, drammatica emergenza. Interi villaggi, come testimoniano le immagini diffuse dalle agenzie internazionali, sono stati rasi al suolo dalla furia del primo sisma, lasciando sotto le macerie – composte per lo più di edifici costruiti con materiali poveri – un numero imprecisato di dispersi, dei quali si teme ormai il peggio.

La situazione umanitaria, definita senza mezzi termini “drammatica” dai responsabili delle organizzazioni internazionali presenti sul posto, è resa ancor più complessa dal forte conservatorismo religioso e tribale che caratterizza alcune delle province colpite, come quella di Kunar. In queste aree, le norme sociali restrittive – che limitano fortemente la mobilità e l’interazione delle donne con uomini estranei al nucleo familiare – rischiano di precludere a gran parte della popolazione femminile l’accesso a cure mediche tempestive e adeguate, condannandola a diventare, suo malgrado, la vittima silenziosa e invisibile di una catastrofe annunciata.

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