Afghanistan, oltre 1.400 vittime nel terremoto mentre una nuova scossa aggrava la crisi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Mentre le squadre di soccorso, che operano in condizioni proibitive, continuavano a scavare tra le macerie delle case distrutte dal sisma di magnitudo 6 che ha colpito domenica notte la remota regione montuosa al confine con il Pakistan, una nuova forte scossa di magnitudo 5.2 ha percosso la stessa area, già straziata da una conta dei morti che ha superato le 1.400 persone. L’epicentro di questo ulteriore evento sismico, stando alle rilevazioni degli istituti americani, è stato localizzato a soli 34 chilometri a nord-est di Jalalabad, a una profondità di dieci chilometri, amplificando il panico tra la popolazione e complicando in modo estremo le già difficili operazioni di assistenza.
La situazione, definita senza mezzi termini «drammatica» dai responsabili delle organizzazioni umanitarie presenti sul territorio, vede un sistema sanitario totalmente al collasso, tanto che strutture come quelle di Emergency hanno dovuto aprire le proprie porte per accogliere un flusso incessante di feriti. I numeri ufficiali, peraltro destinati a salire poiché molti villaggi rimangono irraggiungibili a causa delle frane e della conformazione del territorio, parlano di almeno 1.411 morti e oltre 3.000 persone ferite, molte delle quali in condizioni critiche.
A rendere ancor più complesso il quadro d’insieme, si aggiunge il forte conservatorismo che caratterizza alcune delle province colpite, come Kunar, dove le norme sociali restrittive rischiano di impedire alle donne di ricevere soccorsi adeguati e tempestivi da parte degli operatori maschi, che sono la maggioranza delle squadre di emergenza. Questo fattore, unito all’isolamento geografico di intere comunità, lascia presupporre che il bilancio finale, già di per sé catastrofico, potrebbe essere ben più grave di quanto comunicato finora.




