Tentano di imbarcare la nonna morta su un aereo, sostenendo che dorma
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Redazione Esteri
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Un evento dai contorni grotteschi ha paralizzato per diverse ore un volo easyJet in partenza da Malaga con destinazione Londra Gatwick, dopo che i membri di una famiglia britannica hanno cercato di far viaggiare una loro congiunta deceduta, sostenendo dinanzi all’equipaggio che la donna, la cui testa era sorretta da un tutore, fosse semplicemente stanca e assopita. L’episodio, ricostruito attraverso le dichiarazioni di alcuni passeggeri raccolte dal “Daily Mail”, ha preso avvio durante le consuete operazioni d’imbarco, quando il gruppo, composto da cinque persone, è salito a bordo spingendo una sedia a rotelle sulla quale era adagiata l’anziana, novantenne, apparentemente inerme. Il comportamento dei familiari, i quali, secondo quanto riferito, continuavano a rivolgerle la parola come se fosse in grado di ascoltarli, ha però ben presto destato sospetti tra il personale di cabina, già allertato dalle condizioni della passeggera, presentate come precarie ma non gravi.
L'allarme in cabina e l'intervento dei soccorsi
Nonostante le rassicurazioni fornite dal gruppo, i quali ripetevano che la donna fosse soltanto profondamente addormentata a causa della stanchezza, la situazione è precipitata poco prima che l’aereo lasciasse la pista, quando è giunta una comunicazione urgente che confermava il decesso della passeggera, spingendo il comandante a bloccare immediatamente le procedure di decollo. L’intervento dei sanitari, giunti rapidamente sul posto, non ha potuto che constatare il decesso, avvenuto verosimilmente prima dell’arrivo alla porta d’imbarco, mentre i familiari sono stati accompagnati via dall’aeromobile per gli accertamenti del caso, lasciando nello sconcordo il resto dei passeggeri, costretti ad attendere lo sgombero del velivolo.
Le indagini sulle circostanze del decesso
Le autorità competenti hanno avviato un’inchiesta per fare piena luce sulla dinamica dell’accaduto, con l’obiettivo primario di stabilire l’esatto momento del decesso e le responsabilità, se presenti, di chi ha tentato di occultare lo stato della donna pur di raggiungere il Regno Unito. Le indagini, che procedono anche sul versante britannico, si concentrano sulle dichiarazioni contrastanti e sulle modalità con cui il è stato trasportato fino al suo sedile, un particolare, quest’ultimo, che ha suscitato perplessità tra gli investigatori, i quali devono valutare l’ipotesi di un reato. La compagnia aerea, dal canto suo, ha dovuto annullare il volo, predisponendo il rimbalzo dei passeggeri su altre rotte, mentre i familiari della defunta sono attualmente al centro delle attenzioni della polizia.
Il protocollo sanitario negli aeroporti
L’episodio di Malaga riapre, al di là degli aspetti giudiziari, una riflessione non marginale sui protocolli sanitari applicati nelle zone aeroportuali, spesso considerate di transito e non di permanenza, dove il controllo sulle condizioni fisiche dei viaggiatori può risultare, in casi limite come questo, insufficiente a intercettare situazioni di estremo disagio. Sebbene le norme prevedano che il personale di terra possa richiedere un certificato medico per passeggeri dalle condizioni evidentemente critiche, la sottile linea che separa una grave infermità da un presunto stato di sonno profondo ha reso, in questa circostanza, complessa una valutazione immediata, rimandata di fatto al personale di volo, il quale però non dispone di strumenti medici adeguati. Qualcuno, tra i presenti, ha parlato di una scena surreale, difficile da dimenticare, che ha messo a nudo la fragilità di procedure standardizzate quando si scontrano con l’imprevedibilità umana.




