L’intelligenza artificiale fa impennare il costo dei chip e prepara una stangata per i consumatori

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una tempesta perfetta, che si sta formando nelle catene di fornitura globali, si prepara a scaricare i suoi effetti sulle tasche di chiunque intenda acquistare un nuovo dispositivo elettronico a partire dalla prossima estate. L’inarrestabile corsa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa, la quale richiede quantità enormi di memorie ad alte prestazioni, sta infatti prosciugando il mercato dei chip NAND e DRAM, creando una scarsità senza precedenti che ha già cominciato a riflettersi, in maniera piuttosto marcata, sui listini. Se molti, osservando i bilanci stellari dei grandi produttori di semiconduttori, potevano pensare che il fenomeno restasse confinato nel settore enterprise, le dichiarazioni uscite dal recente CES e le analisi di mercato dipingono invece uno scenario ben diverso, in cui l’aumento dei costi delle componenti fondamentali si trasferisce integralmente sui prodotti di consumo finali.

Il boom dell’AI trasforma il mercato e triplica i profitti

La portata di questa trasformazione, la cui rapidità ha sorpreso persino gli addetti ai lavori, è perfettamente esemplificata dai dati finanziari di Samsung. Il colosso sudcoreano, che è un attore primario nella produzione di memorie, ha stimato per l’ultimo trimestre dell’anno fiscale utili operativi vicini ai 14 miliardi di dollari, un balzo che corrisponde a un incremento del 300 per cento sull’anno precedente. Tale risultato, che alcuni definirebbero stratosferico, è la diretta conseguenza di una domanda asfissiante da parte delle grandi aziende tecnologiche, le quali stanno costruendo data center con acceleratori dedicati all’AI a un ritmo frenetico. Questa corsa, mentre da un lato gonfia i profitti dei produttori, dall’altro sta di fatto sottraendo risorse alla produzione di chip per il mercato consumer, spingendo i costi delle materie prime verso l’alto in una misura che molti analisti non avevano previsto.

Telefoni e computer sono i primi a subire il contraccolpo

Il settore degli smartphone, che pure aveva mostrato segnali di ripresa dopo un periodo di flessione, si trova dunque a dover affrontare una pressione insostenibile sui costi di produzione. Come evidenziato dalle ricerche di Idc, l’impennata dei prezzi dei chip di memoria sta già costringendo i brand ad adeguare i listini verso l’alto, una mossa che inevitabilmente frena le vendite e rischia di raffreddare ulteriormente il mercato. La situazione è resa ancor più critica dal fatto che i fornitori, attratti da margini più ricchi, stanno dirottando quote sempre maggiori della loro capacità produttiva verso moduli ad alta capacità, quelli appunto destinati ai server per l’intelligenza artificiale, lasciando così meno disponibilità per le esigenze dell’elettronica di consumo. Una dinamica che, come sottolineano gli osservatori, appare strutturale e destinata a caratterizzare il panorama industriale per diversi anni a venire.

L’onda lunga dell’aumento arriverà anche ai televisori

Non ci si deve dunque aspettare che il fenomeno resti circoscritto ai soli telefoni e computer, ma è probabile che l’intero settore dell’elettronica di largo consumo ne sarà investito. A confermarlo, in maniera del tutto esplicita, sono state proprio le parole di Samsung durante l’edizione del CES, dove l’azienda ha lanciato un monito chiaro ai consumatori riguardo ai prezzi dei televisori che saranno commercializzati nel 2026. La ragione è identica a quella che sta affligendo gli altri comparti: il costo delle memorie DRAM e NAND, componenti ormai essenziali anche per i TV di alta gamma per gestire sistemi operativi complessi e funzionalità smart, è raddoppiato in appena quattro mesi. Una spirale inflazionistica che i produttori non potranno assorbire, e che sarà quindi trasferita integralmente sugli scaffali dei negozi, modificando le previsioni di spesa di molti acquirenti.

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