La fiamma olimpica accende Napoli, tra Scampia e piazza Plebiscito

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La pioggia, che per tutto il pomeriggio aveva battuto senza sosta l'asfalto lucido della città, non è riuscita a scalfire l'attesa per quel fuoco che, arrivando da Scampia, ha infine illuminato piazza del Plebiscito. Un percorso simbolico, il suo, che ha attraversato quartieri e periferie prima di congiungersi al cuore monumentale di Napoli, in una serata dove l'entusiasmo popolare, espresso da un centinaio di persone nonostante il tempo avverso, ha trovato la sua consacrazione nell'accensione del braciere. A compiere il gesto, davanti al colonnato maestoso della basilica di San Francesco di Paola, è stato Fabio Cannavaro, campione del mondo e Pallone d'oro, il cui nome è indissolubilmente legato a un'estate italiana di trionfo sportivo. La sua figura, mentre sollevava la fiaccola, ha proiettato la piazza in una dimensione sospesa, dove il tempo sembrava fermarsi, cullato da quella fiamma antica di Olimpia che, pur nella sua modernità, resta un simbolo unico e potentissimo.

Un simbolo di unità oltre la competizione

Quella fiamma, che è al contempo segno di pace e di agone, rappresenta forse l'unico linguaggio universale in grado di far convivere, senza contraddizione, lo spirito agonistico più acceso e il desiderio di un'amicizia che superi i confini. I cinque cerchi, in questo, dimostrano una capacità di sintesi che va ben al di là di quanto possano fare singoli sport, persino il calcio, o altre moderne forme di competizione. Il suo viaggio nel territorio campano, del resto, non si è limitato alla sola metropoli, avendo toccato, nel corso della stessa giornata, diversi centri dell'area vesuviana come Torre Annunziata, Portici ed Ercolano, portato sempre da tedofori scelti per rappresentare l'eccellenza dello sport nazionale. Ognuna di quelle tappe ha contribuito a tessere una trama di partecipazione, aggiungendo un tassello a quel "grande abbraccio tra i popoli" evocato dalle celebrazioni.

Il percorso verso nord e la prossima tappa veneta

Il cammino della fiamma, però, non si arresta certo sulle rive del Golfo. Il suo itinerario, che la condurrà verso i Giochi Invernali di Milano Cortina 2026, è infatti un viaggio attraverso l'Italia intera, pensato per coinvolgere le comunità in una festa diffusa. Dopo l'emozione del sud, il testimone passerà al nord, dove un'altra città si sta già preparando con trepidazione a scrivere una pagina di storia. È Vittorio Veneto, in Veneto, che la Fondazione Milano Cortina 2026 ha ufficialmente inserito nel percorso del lungo viaggio, fissando l'appuntamento per il 25 gennaio 2026. Quel giorno, le vie cittadine si trasformeranno in un palcoscenico di condivisione, mentre il corteo attraverserà il tessuto urbano da Ceneda a Serravalle, lambendo luoghi simbolo come Piazza Giovanni Paolo I e Piazza del Popolo.

Il viaggio come narrazione collettiva

Ciò che emerge, osservando queste tappe, è la volontà di costruire una narrazione corale attorno al simbolo olimpico, una storia fatta di luoghi e di persone che si riconoscono in un evento di portata globale. La scelta di far transitare la fiamma attraverso realtà così diverse – dalla periferia napoletana alle piazze ordinate del Veneto – non è casuale, ma risponde a un preciso disegno di inclusività. Si tratta di un racconto per immagini in movimento, dove ogni accensione di braciere, come quella compiuta da Cannavaro sotto la pioggia, non è un episodio isolato ma un capitolo di un libro più ampio. Un libro che parla di sport, certamente, ma che, attraverso lo sport, tenta di tracciare un ideale ponte tra le diverse anime del paese, in attesa del grande appuntamento invernale del 2026.

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