Indagini sull'attentato alla sinagoga di Manchester: "L'aggressore si è ispirato all'Isis"
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Redazione Esteri
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Le indagini sull’attentato di Heaton Park, che ha insanguinato i pressi di una sinagoga ortodossa a Manchester, si stanno concentrando sulla figura di Jihad al-Shamie, il trentacinquenne britannico di origini siriane rimasto ucciso nel conflitto a fuoco con le forze dell’ordine. Gli inquirenti, i quali stanno vagliando ogni possibile pista, valutano con crescente convinzione un’ispirazione di matrice jihadista come movente primario dell’aggressione, un episodio che ha nuovamente scosso la città e le sue istituzioni.
La dichiarazione di fedeltà al gruppo terroristico
Secondo quanto reso noto dalla Greater Manchester Police, sulla scorta degli sviluppi investigativi e di un attento esame della memoria del computer personale dell’uomo, è emerso che al-Shamie si era avvicinato negli ultimi tempi all’ideologia dell’Isis, arrivando a dichiarare la propria fedeltà al gruppo terroristico. Un portavoce della polizia antiterrorismo ha precisato che l’uomo, in una delle sue comunicazioni, aveva esplicitamente chiamato le autorità “dichiarando di giurare fedeltà al cosiddetto Stato islamico”, un dettaglio, questo, che delinea un profilo sempre più definito.
L'assenza di legami operativi diretti
Nonostante la chiara adesione ideologica, gli investigatori non dispongono al momento di elementi concreti che lascino supporre legami operativi diretti tra l’aggressore e l’organizzazione terroristica o con altre realtà strutturate. L’attacco, pertanto, sembrerebbe configurarsi come un’azione di tipo “lupo solitario”, sebbene nutrita dalla propaganda estremista; un modus operandi, quest’ultimo, che rende ancor più complessa l’attività di prevenzione da parte degli apparati di sicurezza.
Il contesto e il funerale della vittima
L’attacco, oltre a porre drammatici interrogativi sulla sicurezza, ha avuto un costo umano immediato, portando via Adrian Daulby, il quale è rimasto ucciso durante la sparatoria. Ai suoi funerali ha partecipato un folto numero di persone, un segno tangibile del dolore che ha attraversato la collettività ebraica locale, la quale si è ritrovata unita nel lutto e nella commemorazione della vittima, il cui ricordo resta vivo in chi l’ha conosciuta.




