Indagini a Manchester sull'attacco alla sinagoga: una vittima uccisa accidentalmente dalla polizia
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Redazione Esteri
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Le indagini proseguono a Manchester, città che ancora fatica a riprendersi dopo il mortale attacco di giovedì mattina davanti alla sinagoga ortodossa Heaton Park, avvenuto mentre i fedeli si raccoglievano per le celebrazioni di Yom Kippur, il giorno più sacro del calendario ebraico. L’aggressore, che ha prima investito con un’auto le persone in arrivo e ha poi tentato di penetrare all’interno dell’edificio armato di un coltello, è stato identificato dalle forze dell’ordine, le quali ne hanno decretato la morte. Si tratta di Jihad Al-Shamie, trentacinquenne cittadino britannico di origini siriane, la cui famiglia, in una mossa inattesa, ha pubblicamente e fermamente condannato il gesto.
La vittima uccisa dal fuoco amico
Uno sviluppo di natura giudiziaria, emerso dalle dichiarazioni del comandante della Greater Manchester Police Stephen Watson, ha gettato una luce ancora più cruda sulla già tragica dinamica dei fatti. Sulla scorta degli esami balistici e autoptici, è stato infatti accertato che una delle due persone decedute ha perso la vita a causa del fuoco amico di un agente, impegnato a neutralizzare la minaccia rappresentata dall’attentatore. Tre dei quattro feriti, per i quali si erano avuti inizialmente timori ancor più gravi, versano tuttora in condizioni critiche.
Le proteste durante la veglia pubblica
In questo contesto di lutto e tensione, le reazioni non hanno tardato a manifestarsi anche in occasione della veglia pubblica organizzata per onorare la memoria delle vittime. L’evento, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di raccoglimento unitario, si è trasformato in un palcoscenico per il malcontento quando il vicepremier David Lammy ha preso la parola. Un uomo, confuso tra la folla, ha interrotto platealmente il suo discorso con accuse molto dure, gridando che la classe politica ha "premiato il terrorismo" e ha "permesso l'odio contro gli ebrei", aggiungendo, in un clima carico di emotività, che la sua presenza in quel luogo non era gradita.
La visita del primo ministro e il dibattito sulla sicurezza
Mentre la città tenta di elaborare una tragedia i cui contorni si rivelano, con il procedere delle indagini, più complessi del previsto, le istituzioni ribadiscono il proprio impegno. La visita del primo ministro Keir Starmer alla sinagoga, durante la quale ha rinnovato la promessa di una "lotta totale all’antisemitismo", si inserisce in un quadro di rassicurazioni formali che faticano, tuttavia, a placare un dibattito pubblico ormai acceso, il quale chiama in causa non solo la sicurezza ma anche le responsabilità di un sistema chiamato a prevenire simili atrocità.




