Zelensky valuta il siluramento del generale Syrskyi, nuove proteste a Kiev per il rimpasto di governo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky starebbe valutando la rimozione del comandante in capo delle Forze armate, il generale Oleksandr Syrskyi, nel tentativo di disinnescare la crisi politica e militare più grave dall'inizio del conflitto. Secondo quanto riportato da fonti vicine al governo, il presidente riunirà nel fine settimana i vertici militari per esaminare la situazione al fronte e discutere i possibili successori, ma il cambio sarebbe deciso soltanto in presenza di una figura capace di garantire una transizione senza scosse e di mantenere la difesa lungo i circa 1.

200 chilometri della linea di combattimento. La decisione, che seguirebbe di pochi giorni la destituzione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, arriva in un momento di forte tensione ai vertici politici e militari del Paese, con migliaia di persone che per il terzo giorno consecutivo sono scese in piazza a Kiev per protestare contro il rimpasto di governo.

La situazione è ulteriormente complicata dagli sviluppi sul campo di battaglia: nella notte, droni ucraini hanno colpito due centri logistici del colosso russo Wildberries nelle regioni di Mosca e Tambov, provocando almeno otto morti e oltre sessanta feriti, mentre le forze russe hanno intensificato i bombardamenti sulle regioni meridionali, causando 11 vittime in 24 ore.

Conflitto generazionale al vertice delle Forze armate

Il fulcro della crisi attuale risiede nello scontro aperto tra il generale Syrskyi e l'ex ministro della Difesa Fedorov, un conflitto descritto da molti osservatori come generazionale e culturale, oltre che strategico.

Da un lato, Syrskyi rappresenta la scuola militare tradizionale, un comandante che ha giocato un ruolo cruciale nella difesa di Kiev nei primi giorni dell'invasione ma che è stato criticato per il suo stile di comando rigido, considerato da alcuni responsabile di un elevato numero di perdite e poco incline a risparmiare vite dei soldati con l'impiego di tecnologie moderne.

Dall'altro, Fedorov, trentacinquenne ex ministro della Trasformazione Digitale, portatore di un approccio innovativo e asimmetrico alla guerra, basato sull'uso massiccio di droni, sulla digitalizzazione e su sistemi di incentivazione per i soldati simili a quelli dei videogiochi. Fedorov aveva accusato il comandante in capo di avere ostacolato sistematicamente le riforme del ministero, bloccando le iniziative proposte e creando una frattura profonda all'interno dell'apparato militare.

Lo stesso Zelensky ha riconosciuto pubblicamente la natura sistemica del conflitto, lamentando che Syrskyi e Fedorov potessero lavorare insieme solo attraverso la sua mediazione, e che un presidente in tempo di guerra non dovrebbe essere costretto a scegliere in una situazione del genere.

Le proteste di piazza e le ragioni del malcontento popolare

La decisione di rimuovere Fedorov, annunciata giovedì nell'ambito di un più ampio rimpasto che ha portato anche alla nomina di un nuovo primo ministro nella figura di Serhii Koretskyi, ha immediatamente innescato un'ondata di proteste in tutto il Paese. A Kiev e in altre città, migliaia di persone, tra cui molti familiari di militari e soldati stessi, sono scese in piazza sventolando bandiere ucraine ed europee e scandendo slogan come "Vergogna", "Ridateci Fedorov" e "Syrskyi fuori".

La protesta ha assunto rapidamente una dimensione più ampia, trasformandosi in una contestazione diretta della leadership militare e in un segnale di allarme per il presidente Zelensky. Secondo la direttrice di Ukrainska Pravda, Sevgil Musaieva, nella cacciata di Fedorov ha pesato non solo il conflitto con Syrskyi, ma anche la sua crescente popolarità: con Zelensky, chi accumula troppo consenso diventa un bersaglio, come già successo all'ex comandante in capo Valerii Zaluzhnyi e all'ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba.

Una parte dell'opinione pubblica teme che la sostituzione di un ministro giudicato efficace, che aveva dato nuovo slancio alla difesa ucraina, possa compromettere la capacità di resistenza del Paese e rallentare l'innovazione tecnologica che ha permesso di colpire in profondità il nemico.

Le conseguenze sul campo e le prossime mosse di Zelensky

Il rimpasto di governo e la possibile rimozione di Syrskyi si inseriscono in un contesto militare complesso, in cui le forze ucraine sembrano aver ripreso l'iniziativa grazie alla cosiddetta "rivoluzione dei droni" promossa proprio da Fedorov, ma continuano a soffrire di una cronica carenza di uomini al fronte e di problemi di mobilitazione.

In una mossa che appare come un tentativo di bilanciamento, Zelensky ha affidato il ministero della Difesa ad interim a Yevhen Khmara, già comandante del centro per le operazioni speciali Alpha, una figura di compromesso che dovrebbe garantire la continuità delle operazioni e mantenere il controllo sulla situazione interna. Allo stesso tempo, ha nominato Serhii Beskrestnov, ex consigliere del ministero della Difesa, come suo consigliere presidenziale per la tecnologia della difesa, un segnale che le riforme avviate da Fedorov non saranno abbandonate.

Il presidente ucraino, che ha dichiarato di ascoltare ciò che le persone dicono in questi giorni pieni di consultazioni, si trova ora di fronte alla sfida più delicata del suo mandato: ricomporre le fratture interne senza compromettere lo sforzo bellico e mantenere la fiducia dei partner occidentali, mentre il conflitto entra in una fase cruciale.

Le decisioni che verranno prese nei prossimi giorni, in particolare sul futuro di Syrskyi, determineranno non solo gli equilibri di potere a Kiev, ma anche la capacità dell'Ucraina di proseguire la guerra con una strategia efficace e unitaria.

Nel frattempo, sul fronte diplomatico, il rimpasto ha avuto ripercussioni anche sui negoziati con gli Stati Uniti e la Russia, con la sostituzione del principale negoziatore ucraino, Rustem Umerov, che lascia il posto a Ihor Klymenko alla guida del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale, mentre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha respinto l'ipotesi di un nuovo intervento diplomatico americano.

La crisi politica interna si consuma mentre il paese si prepara ad affrontare un inverno difficile, con le infrastrutture energetiche sotto minaccia e la necessità di mantenere il sostegno internazionale indispensabile per la sopravvivenza del paese.

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