Proteste in Ucraina per il siluramento di Fedorov, la piazza contesta Zelensky e chiede le dimissioni di Syrskyi
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Redazione Esteri
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Per il quinto giorno consecutivo, l'Ucraina è scossa da proteste di piazza che hanno assunto i contorni di una vera e propria crisi politica, una delle più gravi dall'inizio dell'invasione russa su larga scala. A Kiev, Dnipro, Odessa e in decine di altre città, migliaia di persone sono scese in strada per contestare la decisione del presidente Volodymyr Zelensky di destituire il ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, e per chiedere a gran voce le dimissioni del comandante in capo delle Forze armate, il generale Oleksandr Syrskyi.
La scintilla che ha innescato la mobilitazione è stata il radicale rimpasto di governo annunciato da Zelensky lo scorso 12 luglio, che ha portato alla rimozione di Fedorov dopo appena sei mesi dall'incarico e alla contestuale uscita della premier Yulia Svyrydenko, sostituita dall'ex amministratore delegato del colosso energetico Naftogaz, Serhii Koretskyi.
La figura di Mykhailo Fedorov, trentacinquenne ministro uscente, si è imposta come il simbolo indiscusso delle proteste, rappresentando per molti ucraini l'ala modernizzatrice e tecnologica del governo.
La sua popolarità, costruita negli anni come ministro della Trasformazione digitale e artefice di progetti come l'app "Stato nello smartphone", era cresciuta ulteriormente alla guida del dicastero della Difesa, dove è stato accreditato di aver accelerato l'innovazione militare, in particolare nello sviluppo e nell'impiego dei droni. Il suo siluramento, avvenuto senza una spiegazione pubblica iniziale e in un momento in cui le sue strategie sembravano dare frutti sul campo, ha generato un'ondata di indignazione che ha travalicato i confini della capitale.
I manifestanti, tra cui si contano volontari, veterani e attivisti, scandiscono slogan come "Abbiamo bisogno di Fedorov", "Syrskyi deve dimettersi" e "Il governo è il popolo", chiedendo non solo il reintegro del ministro, ma una più profonda revisione dei vertici militari e della strategia di guerra.
La resa dei conti tra Fedorov e Syrskyi
Il cuore della crisi politica risiede nel conflitto aperto tra l'ex ministro e il comandante in capo dell'esercito, una tensione che lo stesso Zelensky ha pubblicamente riconosciuto come la causa scatenante della decisione.
Durante una conferenza stampa esplosiva tenuta subito dopo la sua destituzione, Fedorov ha gettato luce sullo scontro, accusando Syrskyi di aver sistematicamente bloccato tutte le sue iniziative riformatrici, di alimentare divisioni all'interno del Paese e di essere ancorato a una visione tradizionale della guerra, basata sull'impiego massiccio di fanteria e su una struttura di comando centralizzata.
Il ministro uscente ha rivendicato con forza il suo operato, citando i successi ottenuti nella guerra tecnologica, come l'aumento degli attacchi a lungo raggio contro obiettivi russi e la maggiore efficienza negli appalti militari, e ha dichiarato di non vedere come si possa vincere il conflitto "con questo assetto di comando".
Sebbene Fedorov abbia negato di aver posto un ultimatum al presidente, le sue parole hanno confermato che Zelensky è stato costretto a scegliere tra la sua visione riformista e la continuità garantita dal generale Syrskyi, un ufficiale che pure aveva contribuito a salvare il Paese nel 2022.
La risposta di Zelensky e il rischio di escalation
Il presidente Volodymyr Zelensky, che ha giustificato il rimpasto come un tentativo necessario per ristabilire l'unità nella catena di comando e rafforzare la gestione del Paese in tempo di guerra, sembra ora intrappolato in una crisi politica dai contorni imprevedibili. La sua decisione di nominare un ministro della Difesa ad interim proveniente dai servizi di sicurezza, Yevhen Khmara, ex comandante del Centro Alpha, è stata accolta con scetticismo e non ha placato le proteste.
Al contrario, la scelta di mantenere Syrskyi al suo posto ha alimentato ulteriormente la rabbia popolare, con i manifestanti che chiedono una "ristrutturazione totale" del comando. La piazza, che già lo scorso anno aveva costretto Zelensky a fare marcia indietro su una controversa riforma delle agenzie anticorruzione, sembra ora determinata a non cedere, e il malcontento sembra serpeggiare anche in Parlamento e tra gli stessi alleati internazionali, che hanno espresso "sorpresa" e perplessità per il siluramento di Fedorov.
In un momento critico per lo sforzo bellico ucraino, con l'esercito che affronta una grave carenza di uomini e la necessità di difendere le infrastrutture dagli attacchi russi, le proteste rischiano di minare ulteriormente la coesione interna e la fiducia nell'esecutivo. La partenza di Fedorov ha già innescato un effetto domino, con le dimissioni di un alto ufficiale dell'Aeronautica e l'uscita di alcuni dei principali esperti di droni e guerra elettronica che aveva reclutato, sollevando timori concreti per il futuro della modernizzazione tecnologica dell'esercito.
Mentre le piazze di Kiev e di altre città continuano a essere il palcoscenico di una contestazione senza precedenti in tempo di guerra, la capacità di Zelensky di gestire questa crisi e di ricomporre le fratture interne si configura come la sfida più complessa da quando è iniziata l'invasione su larga scala.




