Javier Milei, da portiere a presidente: un viaggio tra calcio e politica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un anno fa, l'Argentina era pervasa da una scossa tellurica di sensazioni contrastanti. Da un lato, la disillusione malinconica, dall'altro, una certa fiducia in se stessi. L'Albiceleste, fresca di vittoria in Copa América e nella Finalissima contro l'Italia, si aggrappava alle vesti di Lionel Messi. La mistica ha fatto il resto.

In mezzo a tutto questo, Javier Milei, il neo presidente argentino con la motosega in mano, ha ricevuto una telefonata tattica da Bergoglio. Dopo aver rivolto al Papa una raffica di orribili contumelie durante la campagna elettorale, Milei è passato dal rivolgersi al pontefice con epiteti come «imbecille» al rispettoso «Vostra Santità».

La vittoria di Milei alle elezioni presidenziali in Argentina è stata accolta con entusiasmo dal mercato. La Borsa di Buenos Aires ha guadagnato il 22,8% nella sola seduta del 21 novembre, un voto di fiducia al programma politico ed economico del nuovo Presidente. Tuttavia, il lavoro del nuovo governo non sarà affatto facile. Negli ultimi 12 anni, l’economia argentina è rimasta stagnante, mentre quella delle altre grandi economie dell’America latina, come Brasile, Messico e Colombia, sono cresciute rispettivamente dell'11%, 21% e 44%.

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