La bomba che non uccide il «macellaio di Bucha»: ferito il generale, morto un suo ufficiale a Khabarovsk
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Redazione Esteri
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Un’esplosione, in una cittadella militare sperduta nell’estremo oriente russo, ha ucciso un ufficiale dell’esercito di Mosca. L’attentato, avvenuto a Khabarovsk, nella regione siberiana di Khabarovsk Krai, non ha però raggiunto il suo obiettivo primario, stando a quanto ricostruito dai primi riscontri investigativi: le schegge e l’onda d’urto erano dirette contro Azatbek Omurbekov, il quarantaduenne generale che nel 2022, durante l’occupazione di Bucha, in Ucraina, comandò le truppe responsabili di un eccidio le cui fotografie – corpi abbandonati per le strade, mani legate, segni di esecuzioni sommarie – fecero il giro del mondo, consegnandogli il sinistro soprannome di «macellaio di Bucha». Lui è rimasto illeso. Nel raid, invece, un suo sottoposto ha perso la vita.
Un porto nel mirino e grattacieli danneggiati: i droni russi su Odessa
Sul fronte meridionale ucraino, intanto, si registra un’altra notte di bombardamenti: droni russi hanno preso di mira la regione di Odessa, colpendo le infrastrutture portuali – elemento vitale per il transito del grano e delle merci – e danneggiando due grattacieli residenziali. I piani alti sono andati a fuoco, diversi appartamenti sono stati distrutti dalle esplosioni, e due civili sono rimasti feriti. Ma non si ferma qui la catena di attacchi incrociati: per la quarta volta, i droni ucraini hanno infatti attaccato il porto russo di Tuapse, sul Mar Nero, confermando una strategia di logoramento reciproco delle rispettive reti logistiche costiere.
Zelensky chiede chiarimenti a Washington sulla tregua del 9 maggio
Proprio mentre i missili e i velivoli senza pilota continuano a colpire obiettivi civili e militari su entrambi i fronti, si fa strada una possibilità di una sospensione delle ostilità a brevissimo termine. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato di aver incaricato i propri rappresentanti di contattare l’amministrazione americana – dove Donald Trump siede alla Casa Bianca da più di un anno, ormai – per «chiarire i dettagli della proposta russa per un cessate il fuoco a breve termine». Con un post sui propri canali social, Zelensky ha ribadito che «l’Ucraina vuole la pace» e che sta portando avanti il necessario lavoro diplomatico per una reale conclusione della guerra. Poche ore prima, il Cremlino aveva fatto filtrare la disponibilità a una tregua in concomitanza con le celebrazioni del 9 maggio, data simbolo della vittoria sovietica sul nazismo. Trump, da parte sua, ha avuto un colloquio con Vladimir Putin, dichiarando poi di credere che si «arriverà a una soluzione». Il presidente ucraino, però, chiede ora prove e dettagli concreti: vuole capire se si tratti di una reale apertura o di una mossa tattica russa per guadagnare tempo.
Ottomila droni ucraini «Octopus» per la difesa aerea e il piano del 95% di abbattimenti
In attesa di risposte da Washington, Kiev rafforza la propria industria bellica. Il ministero della Difesa ucraino ha annunciato l’acquisto di ottomila droni intercettori denominati «Octopus», interamente prodotti in Ucraina. La loro funzione è chiara: potenziare la difesa aerea del Paese, aumentando il numero di obiettivi russi abbattuti. «Su incarico del presidente – ha dichiarato il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov – stiamo cercando soluzioni efficaci per raggiungere due obiettivi ambiziosi: il 100% di rilevamento e non meno del 95% di neutralizzazione degli obiettivi aerei nemici». Una risposta concreta, insomma, alla pioggia di Shahed e missili che ogni notte si abbatte sulle città ucraine, mentre l’attenzione diplomatica si concentra su una possibile – e ancora tutta da verificare – pausa nei combattimenti prevista per il 9 maggio.




