Abdul El-Sayed vince le primarie dem in Michigan, il progressista sfiderà Rogers a novembre
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Redazione Esteri
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È stata una notte lunghissima, con il fiato sospeso fino all'ultimo ballotto, quella che ha consegnato ad Abdul El-Sayed la vittoria nelle primarie democratiche del Michigan per il seggio al Senato degli Stati Uniti. Il candidato progressista, figlio di immigrati egiziani, ha avuto la meglio sulla deputata centrista Haley Stevens con un margine che si è rivelato molto più stretto delle previsioni della vigilia: 48,5% contro 47,5%, una manciata di voti che ha tenuto gli osservatori con il fiato sospeso fino al conteggio quasi completo delle schede.
La nomination, che El-Sayed ha conquistato al termine di una campagna elettorale aspra e costosissima, lo proietta ora verso la sfida di novembre contro il repubblicano Mike Rogers, ex deputato e candidato sostenuto da Donald Trump, in una competizione che potrebbe rivelarsi decisiva per il controllo del Senato.
Un margine risicato e una vittoria amara per l'establishment
La notizia della vittoria di El-Sayed è arrivata solo nella mattinata di mercoledì, quando l'Associated Press ha dichiarato il candidato vincitore dopo che i risultati di contea di Wayne e Oakland hanno reso impossibile la rimonta per la Stevens. Il margine finale, inferiore a un punto percentuale, rappresenta una doccia gelata per l'apparato democratico e per i gruppi esterni che avevano investito decine di milioni di dollari per sostenere la deputata moderata, in primis l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) che ha speso oltre 30 milioni di dollari nella corsa.
Questa vittoria, per quanto risicata, è stata rivendicata da El-Sayed come un trionfo del movimento popolare contro la macchina del denaro e contro l'establishment di Washington, che aveva schierato compatte le proprie fila dalla parte della Stevens, con il sostegno dichiarato del governatore Gretchen Whitmer e del senatore uscente Gary Peters.
La piattaforma progressista e il peso del finanziamento esterno
La campagna di Abdul El-Sayed, medico ed epidemiologo di formazione, si è basata su un programma spiccatamente progressista che ha trovato terreno fertile nell'elettorato più attivista del partito. Il candidato ha cavalcato temi come il "Medicare for All", la riforma del finanziamento delle campagne elettorali e, soprattutto, una critica dura alla politica estera di Israele, arrivando a chiedere la fine degli aiuti militari a Tel Aviv e a definire l'offensiva a Gaza un "genocidio".
Questa posizione, che lo ha contrapposto nettamente alla deputata Stevens, è stata al centro di una delle sfide più aspre della campagna, con la deputata che ha accusato El-Sayed di "odiare gli ebrei" e di adottare un linguaggio sessista nei suoi confronti.
Nonostante il divario enorme in termini di finanziamenti – con gli esterni che hanno speso 70 milioni di dollari contro di lui, superandolo di un rapporto di circa nove a uno – El-Sayed è riuscito a costruire una coalizione di base che, sebbene fragile in alcune aree come Detroit e tra gli elettori afroamericani e della classe operaia, si è dimostrata sufficiente per garantirgli la nomination.
L'attacco di Trump e la sfida di novembre per il Senato
La reazione di Donald Trump non si è fatta attendere. Il presidente, che ha già investito la sua credibilità politica nella corsa per il Michigan, ha definito su Truth Social il risultato una "grande notizia per il Partito Repubblicano", bollando El-Sayed come "un perdente comunista che odia gli ebrei e Israele".
Trump ha quindi ribadito che la vittoria del candidato progressista, da lui ritenuto più debole in un eventuale confronto generale, favorirà le prospettive del partito di mantenere il controllo del Senato a novembre, in uno Stato chiave come il Michigan che nel 2024 ha votato per lui. Dal canto suo, il candidato repubblicano Mike Rogers, che ha corso senza opposizione, si è detto pronto a sfruttare le divisioni emerse nel campo democratico, presentandosi come l'alternativa pragmatica e moderata a un avversario definito "estremista" e "socialista".
Tuttavia, El-Sayed ha già incassato l'endorsement della sua ex rivale Stevens e ha lanciato la sfida a Rogers, accusandolo di essere un "corrotto" e un "venduto alle corporation", con l'obiettivo di ricompattare le file del partito in vista della resa dei conti di novembre.
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