Curling, Constantini e Mosaner: il tennis sul ghiaccio che sogna lo Slam
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Redazione Sport
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Non c'è una rete a dividere il campo e gli strumenti del gioco sono pesanti pietre di granito, ma la dinamica tattica, la precisione millimetrica e la tensione strategica che caratterizzano il curling invitano spesso a un paragone con il tennis. Uno sport antico, nato sui laghi ghiacciati scozzesi, che ogni quattro anni conquista nuovi occhi, come accadde a Torino 2006, e che a Milano-Cortina 2026 si presenta con ambizioni storiche per la squadra italiana. In particolare, gli occhi sono puntati sulla coppia d'oro, Stefania Constantini e Amos Mosaner, campioni olimpici in carica nel doppio misto e reduci da una striscia impressionante di ventidue successi consecutivi. Un dato che, tuttavia, Mosaner smorza con pragmatismo, sottolineando come si tratti "solo di un numero" destinato a interrompersi, in un contesto olimpico che lui stesso definisce come il più competitivo di sempre per qualità e quantità di campioni in lizza.
Il palcoscenico di casa e la sfida senza reti
L'ebbrezza di disputare un'Olimpiade in casa, un motore emotivo potente per atleti che hanno già conosciuto il vertice più alto, si fonde con la consapevolezza di un percorso ad ostacoli. Le prime gare, infatti, hanno già acceso i riflettori sul palaghiaccio di Cortina, un impianto che sorge in quella che può essere considerata la culla di questo sport in Italia, dove una tradizione radicata ha prodotto una significativa porzione dei praticanti nazionali. L'atmosfera che si respira, lontana dal caos rumoroso di altre discipline, è fatta di silenzi carichi di attesa e di applausi misurati, mentre le pietre scivolano sulla "sheet" di ghiaccio lucidatissimo. Una magia operata anche dal paesaggio innevato che fa da cornice, sebbene l'idillio conviva con le criticità logistiche di un territorio, come quella viabilità pesante sulla statale Alemagna che rimane un nodo irrisolto.
La striscia e il realismo della coppia azzurra
Il bilancio di vittorie senza sconfitte che Constantini e Mosaner si portano dietro è un'eredità ingombrante ma anche una prova di forza tecnica e mentale. Il loro gioco, un bilanciamento continuo tra l'audacia dei tiri di precisione e la prudenza delle disposizioni difensive, ricorda la costruzione paziente di un punto a tennis, dove ogni scambio è un capitolo di una storia più lunga. Mosaner, però, evita qualsiasi trionfalismo prematuro, ben sapendo che il livello della competizione, in questa edizione dei Giochi, non concede spazio alla retorica dei numeri. Il fatto di non "girarsi attorno" a quel dato, come lui stesso afferma, denota una concentrazione totale sull'obiettivo immediato, gara dopo gara, nella consapevolezza che ogni avversario studierà ogni loro mossa per trovare un punto debole.
Il via al sogno olimpico giorno per giorno
Con l'inizio delle competizioni, il calendario degli azzurri si infittisce, trasformando ogni giornata in un nuovo capitolo della narrazione olimpica. Il curling, insieme ad altre discipline come l'hockey, diventa uno dei fili conduttori di questo incipit, attirando l'attenzione di un pubblico che impara, incontro dopo incontro, a decifrare le sottigliezze di uno sport spesso bistrattato. La difesa del Titolo per Constantini e Mosaner rappresenta, in questo mosaico, una delle tessere più preziose e seguite, un tentativo di conferma in un panorama internazionale che si è evoluto e inasprito dopo il loro trionfo. La loro storia, fatta di complicità sul ghiaccio e di un'ambizione dichiarata, aggiunge un livello ulteriore di interesse a una disciplina che, pur nella sua apparente lentezza, sa sprigionare picchi di intensità drammatica.




