Il Monza retrocede in B, mentre Canale 5 scivola sotto il milione di telespettatori: un giorno nero per l’eredità Berlusconi
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Redazione Sport
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Quella che si è consumata domenica è stata una giornata amara per quello che resta dell’impero sportivo e mediatico di Silvio Berlusconi. Il Monza, ultima creatura calcistica legata alla sua figura, ha chiuso malinconicamente la parentesi in serie A con una sconfitta netta contro l’Atalanta, che invece consolida il suo percorso verso la Champions. Quattro reti subite, un gioco annichilito, e una retrocessione ormai inevitabile dopo una stagione segnata da errori e inadeguatezze. Alessandro Nesta, evitando persino la conferenza stampa, ha lasciato al direttore sportivo Mauro Bianchessi il compito di ammettere il fallimento: un addio alla serie A dopo tre anni, con un bilancio che, nelle parole dello stesso dirigente, "è difficile da digerire".
Ma il declino non riguarda solo il campo. Canale 5, storico fiore all’occhiello del gruppo Mediaset, ha toccato un nuovo minimo, scendendo sotto la soglia del milione di telespettatori in prima serata, superato persino dal Nove. Un dato che, al di là delle fluttuazioni del mercato televisivo, segna un ulteriore passo indietro per un network che un tempo dominava il palinsesto italiano. E mentre il calcio e lo schermo perdono colpi, anche il Milan – la squadra del cuore di Berlusconi – naviga in acque mediocri, lontano dalle posizioni che contano per l’Europa.
Sul fronte opposto, l’Atalanta ha approfittato della debolezza del Monza per fare un passo decisivo verso la qualificazione in Champions. Con 68 punti e un margine quasi sicuro sulle inseguitrici, Gasperini e i suoi possono guardare all’Europa senza troppe ansie. Charles De Ketelaere e Ademola Lookman, autori di una prova superiore, hanno dimostrato quanto la squadra bergamasca sia ormai lontana, per organizzazione e talento, da realtà come quella brianzola.




