Yemen, missili Houthi sul campo di Shabwa e un elicottero saudita cade a Najran

Yemen, missili Houthi sul campo di Shabwa e un elicottero saudita cade a Najran
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un attacco missilistico condotto dai miliziani Houthi contro un campo militare nella provincia meridionale yemenita di Shabwa ha provocato almeno 53 morti e 200 feriti tra le fila delle forze fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale. Secondo quanto riferito da fonti locali, tre missili balistici hanno colpito il sito di Al-Alam durante la formazione mattutina di circa 700 reclutati appartenenti ai cosiddetti Battaglioni di risposta rapida; uno dei ordigni ha centrato in pieno il punto di raccolta, mentre gli altri due sono esplosi nelle vicinanze.

Il portavoce delle Forze armate yemenite, il generale di brigata Yahya Sari, ha dichiarato che l’obiettivo era una concentrazione di truppe diretta da ufficiali sauditi nelle regioni orientali, sostenendo che l’operazione ha causato decine di vittime e feriti anche tra gli stessi ufficiali.

Il quadro militare nel sud del Paese

L’episodio si inserisce in una fase di recrudescenza dei combattimenti su più fronti, con gli Houthi che hanno intensificato le pressioni contro le posizioni governative lungo la costa del Mar Rosso e nelle province interne. Le forze leali all’esecutivo di Aden continuano a dipendere in larga misura dal sostegno aereo della coalizione guidata da Riad, ma devono fare i conti con interruzioni delle rotte logistiche e con una difficile coordinazione tra le diverse fazioni schierate sul terreno.

Il porto strategico di Mocha è caduto nelle mani dei ribelli, mentre la strada principale che collega Taiz ad Aden risulta tagliata, complicando ulteriormente i rifornimenti alle aree sotto controllo governativo.

La caduta dell’elicottero a Najran

Sul versante saudita, due ufficiali della Guardia nazionale hanno perso la vita nello schianto di un elicottero da ricognizione avvenuto nella regione di Najran, area di confine con lo Yemen. Il velivolo, un AH-6i, è precipitato per un guasto tecnico secondo quanto precisato dal portavoce della coalizione a guida saudita, il generale Turki Al-Malki; l’incidente è avvenuto in una zona posta sotto la giurisdizione del ministero della Guardia nazionale.

L’Unione delle agenzie di stampa dell’Organizzazione per la cooperazione islamica ha espresso le condoglianze al regno per la morte dei due militari.

Le cifre di una spesa militare imponente

L’Arabia Saudita resta uno dei principali investitori mondiali in materia di difesa: secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute, nel 2025 Riad ha destinato alle forze armate circa 83,2 miliardi di dollari, collocandosi tra i primi dieci bilanci militari del pianeta. Tale livello di spesa non ha però impedito che infrastrutture civili e militari saudite subissero attacchi da parte dei miliziani yemeniti, come dimostrano le incursioni contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riyad registrate negli ultimi mesi.

La disparità tra la potenza economica e la vulnerabilità sul terreno alimenta da tempo il dibattito sull’efficacia della campagna militare condotta dalla coalizione.

Lo stretto di Hormuz e la minaccia marittima

A rendere più instabile lo scenario regionale contribuiscono le tensioni nello Stretto di Hormuz, dove nei mesi scorsi l’Iran ha intercettato una petroliera battente bandiera straniera e l’ha dirottata nelle proprie acque territoriali. L’episodio, avvenuto lo scorso novembre, ha riacceso l’attenzione sulla principale rotta energetica mondiale, da cui transita circa il 20 per cento del petrolio commercializzato a livello globale.

Le forze navali iraniane hanno più volte utilizzato motoscafi veloci per avvicinare e costringere al cambio di rotta unità commerciali, in una strategia di pressione che non ha ancora superato la soglia dello scontro diretto con la Marina statunitense.

Le conseguenze sui mercati e sulla navigazione

Gli operatori marittimi seguono con attenzione l’evoluzione della situazione: il Joint Maritime Information Center ha confermato che lo Stretto di Hormuz rimane aperto al traffico commerciale, precisando di non disporre di informazioni che indichino un blocco o una chiusura della rotta. Il centro ha comunque segnalato un livello di minaccia regionale significativo e un livello elevato per la sicurezza marittima, oltre a persistenti interferenze elettroniche sui sistemi di navigazione satellitare provenienti dall’area del porto di Bandar Abbas.

Le compagnie di navigazione sono invitate a svolgere verifiche accurate prima di accettare informazioni non confermate provenienti da fonti giornalistiche o social.

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