Agricoltori in rivolta a Bruxelles, un no europeo alla Pac e al patto con il Mercosur
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Redazione Interno
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Mentre i leader dei Ventisette si riuniscono per il vertice del Consiglio europeo, la capitale belga è teatro di una protesta massiccia e determinata, quella di migliaia di agricoltori giunti da ogni angolo del continente per presidiare i palazzi della politica. Un dissenso, che cova da mesi, esploso definitivamente in giornate di tensione, con scontri ravvicinati fra polizia e manifestanti fuori dal Parlamento europeo, dove sono stati utilizzati, da una parte, idranti e lacrimogeni e, dall’altra, lanciati fuochi d'artificio e pietre. La piazza, infiammata da cumuli di patate usati come barricate e da sterco scaricato sulle strade, esprime una rabbia che ha radici precise e che si rivolge, in maniera inequivocabile, sia alla riforma della Politica agricola comune post 2027 sia all’accordo commerciale con i paesi del Mercosur, il blocco sudamericano che comprende nazioni come Brasile e Argentina.
Il cuore della protesta: un fondo unico e un accordo temuto
All’origine della mobilitazione, che ha visto sfilare fino a diecimila trattori, c’è la decisione della Commissione europea di concentrare tutte le risorse destinate all’agricoltura in un unico capitolo di bilancio, una sorta di fondo comune dal quale ciascun paese membro dovrà di volta in volta attingere, individuando i settori da finanziare. Una rimodulazione, quella della Pac, percepita come una minaccia alla stabilità e alla prevedibilità degli aiuti, fondamentali per la pianificazione delle attività delle aziende. A questo si aggiunge il timore, giudicato fondato da molti, legato all’imminente intesa con i paesi Mercosur, un accordo che, secondo le stime di diverse organizzazioni di categoria, potrebbe comportare per la sola Italia un taglio di risorse pari a nove miliardi di euro, oltre a esporre il mercato interno a prodotti coltivati con standard sanitari e ambientali differenti, spesso meno stringenti.
Le voci dalla piazza e la difesa del modello europeo
Tra le numerose sigle presenti, Confagricoltura Campania ha portato a Bruxelles la sua ferma opposizione, sintetizzata dalle parole del suo presidente, il quale ha sottolineato come l’agricoltura, in particolare quella di territori vocati come quello campano, rappresenti un settore strategico non solo a livello regionale, ma per l’intera Europa. “Difendiamo le imprese agricole campane, la qualità del nostro cibo e la sicurezza alimentare europea”, ha affermato, chiedendo con forza che questo comparto venga sostenuto attraverso politiche chiare e risorse dedicate, non lasciato in balia di una logica di fondo unico e di competizione sleale. Una posizione che, pur nella sua specificità geografica, risuona come un coro unico con le altre rappresentanze, tutte concordi nel vedere nell’accordo Mercosur una pericolosa sottovalutazione della filiera agroalimentare comunitaria.
Le trattative in corso e uno slittamento annunciato
L’onda della protesta ha inevitabilmente lambito i negoziati in corso, condotti a oltranza dagli sherpa dei governi, costringendo a uno slittamento della firma dell’accordo con i paesi sudamericani. La pressione esercitata dalle piazze, con la sua carica di concretezza fatta di trattori e di prodotti della terra, ha imposto una pausa di riflessione, dimostrando come la questione agricola sia in grado di mobilitare trasversalmente nazioni con interessi spesso divergenti, dalla Francia alla Polonia, dall’Italia all’Ungheria. La marcia dei trattori, con la sua potenza simbolica e materiale, ha quindi ottenuto l’effetto immediato di mettere sotto i riflettori una trattativa spesso condotta lontano dai riflettori, ribadendo che qualsiasi decisione in materia non potrà prescindere dal confronto, seppur conflittuale, con chi quella terra la lavora ogni giorno.




