La denuncia di Tamaro e gli intellettuali: contro la follia del riarmo l'unica voce è quella del Papa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'inizio di questo 2026 si apre, nel Vecchio Continente, sotto il cupo presagio di una rinnovata e pericolosa corsa agli armamenti, un clima che ha spinto Susanna Tamaro a prendere la parola con un editoriale sul Corriere della Sera, pubblicato lo scorso 29 dicembre. La scrittrice, interrogata sui motivi che l'hanno condotta a scrivere quel testo, ha rivelato di essere mossa da una profonda inquietudine per il silenzio che avvolge le istituzioni di fronte a una deriva bellicista sempre più marcata, sottolineando come le uniche parole di fermo dissenso giungano proprio dal Pontefice. Nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace, Papa Leone ha infatti lanciato un monito chiaro contro la spirale del riarmo, trovando nella Tamaro un'eco immediata e appassionata, che denuncia l'assenza di voci alternative in un panorama internazionale ormai preda di una logica di conflitto.

Il monito degli studiosi e il clima bellicista

A suffragio di questa analisi, contribuisce anche la riflessione di un politico come Gianni Cuperlo, il quale – attraverso un lungo ragionamento diffuso online – ha evidenziato la veloce conversione al bellicismo non solo degli stati maggiori militari, ma anche di molte leadership politiche europee. Generali d'Oltralpe e d'Oltremanica, insieme a figure di primo piano come il tedesco Merz e l'olandese Rutte, attuale segretario della Nato, sembrano infatti incoraggiare pubblicamente i giovani a un insensato sacrificio, spingendoli a prepararsi a "morire per la patria" in un contesto che, di fatto, appare sempre più surreale e distante dai reali bisogni delle popolazioni.

La filosofia del diritto contro la ragione di guerra

In questa temperie culturale, assume un rilievo particolare il pensiero di Tommaso Greco, professore di Filosofia del diritto all'Università di Pisa, che ha presentato in Vaticano il messaggio di pace di Leone XIV. Greco, autore di un volume intitolato "Critica della ragione bellica", offre una visione diametralmente opposta a quella che sta permeando ampi settori della politica e dell'informazione mainstream. La sua analisi, che si inserisce in un dialogo più ampio sull'unica via percorribile per una pace autentica, punta il dito contro la follia di considerare la guerra come una soluzione ai complessi problemi del secolo in corso, problemi che richiedono invece risposte ben più articolate e coraggiose.

La necessità di una ferma iniziativa politica

Proprio questa consapevolezza, del resto, costituisce il nucleo centrale della posizione espressa dagli intellettuali che si riconoscono nell'appello del Papa: l'unica strada per una pace giusta e duratura non può che passare attraverso una forte e determinata iniziativa politica da parte dell'Europa. Una volontà collettiva, dunque, capace di rifiutare con fermezza la spirale del riarmo e di boicottare, per usare le parole dello stesso Greco, qualsiasi deriva conflittuale, investendo piuttosto in diplomazia e in una cooperazione internazionale finalmente svincolata dagli interessi dell'industria bellica. Si delinea così, nel dibattito pubblico, un fronte critico che – pur nella sua eterogeneità – trova un punto di convergenza nell'allarme lanciato dal Vaticano e nell'urgenza di un cambio di rotta prima che le conseguenze diventino irreparabili.

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