Micron, la memoria è il nuovo collo di bottiglia dell'IA: ricavi a 346% e Wall Street cambia cavallo
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Redazione Economia
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Non è più solo Nvidia a dettare l’umore degli investitori sull’intelligenza artificiale: Micron Technology ha preso il testimone, dopo l’annuncio dei risultati trimestrali di giovedì. La storica azienda di Boise, Idaho, ha riportato ricavi per 41,46 miliardi di dollari, segnando una crescita del 346% su base annua e mettendo a segno il quinto record consecutivo.
Wall Street, lungi dal limitarsi a un timido applauso, ha iniziato a posizionare il produttore di memorie nella stessa categoria in cui Nvidia si trovava tre anni fa, ovvero quella del vincitore strutturale dell’era dell’intelligenza artificiale.
Il cambio di narrativa: quando la memoria diventa infrastruttura
Questo cambiamento di percezione, per quanto possa sembrare finanziario, è in realtà tecnico prima ancora che legato ai numeri di bilancio. Segnala che la memoria ad alta larghezza di banda, o HBM, è diventata il vero collo di bottiglia dei sistemi di intelligenza artificiale, spodestando di fatto il calcolo grezzo che fino a ieri rappresentava l’unico fronte su cui si giocava la partita. I margini lordi, attestati all’85%, raccontano da soli la potenza di fuoco di un’azienda che è riuscita a trasformare una crisi di approvvigionamento in un'arma competitiva.
Il management, nel corso della conferenza stampa, ha assicurato che la carenza di chip di memoria non si esaurirà prima di diciotto mesi, un lasso di tempo che di fatto congela l’attuale struttura dei prezzi e tiene lontani gli spettri di un ribasso improvviso.
La crisi che aveva messo in allarme Apple
Erano gli inizi di giugno quando Tim Cook, in un'intervista rilasciata al Wall Street Journal, aveva lanciato un allarme destinato a fare epoca. Il CEO di Apple aveva dichiarato che l’azienda di Cupertino si trovava nella necessità di aumentare i prezzi dei propri dispositivi a causa delle carenze di memoria e storage in corso, definendo la situazione una "alluvione centenaria".
Il paragone, volutamente catastrofico, serviva a inquadrare l’evento come imprevedibile e straordinario, al punto da mettere in crisi persino Apple, storicamente considerata un’eccellenza assoluta nella gestione della supply chain globale. Eppure, quella che per molti era sembrata una iperbole si sta rivelando una profezia che si autoavvera, con Micron che ha deciso di blindare i prezzi alti il più a lungo possibile, approfittando di uno squilibrio tra domanda e offerta che non accenna a rientrare.
Prezzi destinati a restare alti fino al 2030
Se qualcuno sperava in un rapido calo del costo della RAM o delle memorie flash, dovrà fare i conti con una realtà molto diversa: non succederà presto. Anzi, secondo gli analisti che seguono il settore, le attuali condizioni di mercato potrebbero persistere almeno fino al 2030, anche perché i tre grandi produttori mondiali, tra cui spicca ovviamente Micron, non hanno alcun interesse a innescare una guerra dei prezzi.
I numeri parlano da soli: il terzo trimestre fiscale dell’azienda americana si è chiuso con 41,5 miliardi di dollari e una crescita del 346%, un’impennata che pochi altri operatori nel settore tecnologico possono vantare. Tuttavia, la parabola di Nvidia, che pur restando il fornitore dominante di chip per intelligenza artificiale ha sottoperformato quest’anno, rappresenta un monito: i troni tecnologici si conquistano e si perdono in fretta, e la capacità di trasformare un momento favorevole in una posizione duratura è tutto ciò che conta.




