Caparezza, tra acufene e ipocusia, ritrova la musica con "Orbit Orbit" e un fumetto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Michele Salvemini, in arte Caparezza, attraversa un periodo di profonda crisi personale e creativa, un momento in cui la stessa ragione della sua esistenza artistica, fare musica da circa trent'anni, viene messa in discussione. La causa scatenante di questo smarrimento risiede in una diagnosi inattesa: oltre all'acufene, un disturbo con il quale convive ormai da tempo, si è aggiunto un calo dell'udito, una condizione medica nota come ipoacusia. Questa nuova realtà, che lo ha portato a ripetere frequentemente "scusa, non ho capito", ha generato in lui un senso di negatività così pervasivo da farlo sentire come se stesse affogando, allontanandolo dalla felicità che un tempo trovava nella composizione musicale.
La salvezza arriva dalla nona arte
Proprio quando la situazione sembrava senza via d'uscita, un'impensata ancora di salvezza gli è stata lanciata da quella che viene definita la nona arte, il fumetto, la quale, non a caso, sembra legarsi al numero nove, elemento ricorrente in questo suo nuovo inizio. È da questa forma di espressione visiva e narrativa che ha preso vita un progetto visionario e solare, nato in controtendenza rispetto al periodo buio vissuto. Il fumetto, scritto direttamente da lui, ha rappresentato il primo passo di un percorso creativo gemello, dando origine successivamente all'album "Orbit Orbit", un'opera che l'artista stesso definisce felice, segnando la fine dei "tempi negativi".
Un artista libero di fluttuare
Caparezza si conferma, attraverso questo doppio lavoro, come uno di quegli artisti che devono essere lasciati liberi di fluttuare e di "perlificare" arte, viaggiando nei meandri della sperimentazione senza vincoli dettati da logiche di mercato o algoritmi. Autore e artigiano di idee, smontatore del linguaggio e delle sue convenzioni, ogni sua opera costituisce una scossa tellurica nel panorama musicale italiano, una frattura che apre inedite faglie di senso. "Orbit Orbit", in particolare, viene descritto come un progetto monumentale e spaziale, un album di libertà il cui titolo rappresenta l'onomatopea stessa dell'immaginazione, da lui indicata come l'unica, vera libertà rimasta.
La convivenza con i limiti fisici
La genesi dell'opera è quindi strettamente intrecciata alla sua personale battaglia con i limiti fisici. La convivenza forzata con l'acufene, un problema che pur cambiando suono non lo abbandona, si è complicata con l'insorgere dell'ipocusia, spesso considerata l'anticamera di una più grave perdita dell'udito. Lo shock per questa diagnosi, giunta all'età di 52 anni, ha costretto Michele Salvemini a un doloroso ripensamento, spingendolo verso pensieri macabri che oggi, però, afferma di aver superato, guardando a quel passato come a una fase conclusa e superata dalla rinnovata energia creativa.




