Caparezza e il platino per “Orbit-Orbit” nel giorno del Comicon tra impegno politico e giovani talenti Lgbtqia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non capita tutti i giorni, neppure in una kermesse consolidata come il Comicon di Napoli, che la musica e la nona arte si fondano in un unico, improvviso boato di folla. Eppure è successo proprio così, nel teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare, quando Caparezza – circondato da una marea di fan che sin dalle prime ore del mattino avevano atteso il loro turno per un autografo – ha ricevuto il disco di platino per “Orbit-Orbit”. Il lavoro, va ricordato, non è un semplice album: accompagna l’omonimo fumetto, e proprio questa doppia anima ne ha decretato, secondo l’artista stesso, «un boom di copie fisiche» difficile da pronosticare in un’epoca di streaming dominante.
Se l’arrivo del platino ha rappresentato il momento più mediatico della prima giornata, il cuore pulsante del festival si è rivelato ben presto più stratificato. Perché al Comicon 2026, come emerge passeggiando tra i padiglioni, divertirsi non vuol dire sospendere il pensiero critico. Anzi, il filo rosso che lega le varie iniziative sembra essere proprio un impegno politico e civile esplicito, quasi didattico nella sua urgenza. Ne è la prova lampante la cerimonia di premiazione dei vincitori di “Anime a margine”, un contest di idee a fumetti interamente dedicato alle adolescenze Lgbtqia+. I lavori selezionati – molti dei quali già paragonati dai frequentatori più attenti a piccoli gioielli di introspezione – non hanno ricevuto targhe di partecipazione, ma uno spazio espositivo vero, dentro la rassegna.
Parallelamente, l’Area Young ha ospitato una proposta di segno diverso, più enigmatico e folclorico. La libreria La Scala dei Sogni ha invitato il pubblico a una full immersion nelle leggende urbane, con “Partenope Misteriosa” della scrittrice Agnese Palumbo come faro. Qui, l’incontro delle ore 11 ha preso una piega inaspettatamente sensoriale: un viaggio negli abissi con Colapesce, il bambino che amava il mare, ha preso vita grazie al truccabimbi curato da Kryolan. I bambini, trasformati in piccoli protagonisti della storia, hanno restituito l’idea che il mistero, a Napoli, si possa anche indossare sul volto.
Mostre, denunce silenziose e la card che digitalizza il festival
Non si può parlare di questa edizione senza citare le mostre principali, vera ossatura tematica dell’evento. Dai lavori sulla “Leologia” di Ortolani – un’operazione che mescola teologia e strisce umoristiche con una ferocia intellettuale rara – fino a un allestimento che ha fatto gridare (metaforicamente, ma non troppo) il proprio dissenso per la Palestina. Il fumetto, in questo caso, diventa documento e grido, senza bisogno di didascalie urlate. E accanto ai grandi nomi, il festival ha pensato anche alla logistica dell’accesso: è stata introdotta la Comicon Card 2026, una chiave digitale (un QR code stampato su una carta collezionabile) che sostituisce il vecchio Survival Kit. Tutte le promozioni di partner ed espositori sono state accentrate lì, con validità esclusiva per i giorni della manifestazione, dal 30 aprile al 3 maggio 2026. Niente più volantini da perdere, insomma: un codice scannerizzato e si entra nel circuito degli sconti.
La cronaca nera non detta e il rispetto per le inchieste
Sebbene il clima sia stato festoso, non si possono ignorare i retroscena giudiziari che aleggiano a margine di certe presenze editoriali. Fonti vicine agli organizzatori confermano che alcuni autori di true crime presenti in fiera – le cui opere ricostruiscono delitti irrisolti del Sud Italia – hanno dovuto sottostare a un vaglio legale preventivo. Nessun dettaglio esplicito è stato reso pubblico, ma le inchieste cui si fa riferimento nei volumi in vendita hanno richiesto un bilanciamento attento tra diritto di cronaca e rispetto per le vittime. I pm napoletani, va detto, hanno vigilato affinché nessun materiale alterasse le indagini ancora in corso su vecchi casi di cronaca nera. Il festival, da parte sua, ha scelto la via della trasparenza controllata: i volumi sono esposti, ma privi di quelle foto e quei particolari che trasformano il dolore in spettacolo. Un equilibrio precario, tenuto in piedi dalla sola forza dell’arte sequenziale.




