Il Tesoro di Villena trafugato in un colpo da quattro minuti: la Guardia Civil sulle tracce della banda

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un colpo da manuale, eseguito in un lasso di tempo così esiguo da lasciare pochi margini all'improvvisazione, ha privato il Museo di Villena (MUVI) di uno dei suoi gioielli più preziosi. Nella mattinata del 27 agosto, intorno alle 5.20, una banda di ladri ha fatto irruzione nell'edificio e, in appena quattro minuti, ha messo a segno un furto che ha dell'incredibile, portando via gran parte del celebre Tesoro di Villena.

Si tratta di una raccolta di oreficeria risalente all'Età del Bronzo, considerata tra le più significative e di maggior valore in tutto il continente europeo, un patrimonio storico che adesso rischia di disperdersi per sempre.

L'assalto al MUVI e le prime ricostruzioni

I fatti si sono consumati in poco più del tempo di un intervallo pubblicitario. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, i malviventi avrebbero forzato una finestra per accedere all'interno del museo, situato nella cittadina spagnola in provincia di Alicante, per poi dirigersi con sicurezza verso la sala che ospitava la preziosa collezione. Una volta nel luogo deputato, hanno asportato la maggior parte dei 66 reperti che componevano il tesoro, lasciando sul posto vetri infranti e un silenzio assordante.

Sul luogo del furto sono immediatamente intervenuti gli agenti della Guardia Civil e la polizia giudiziaria, che hanno avviato le indagini per cercare di ricostruire ogni singolo movimento dei ladri, sia prima che dopo il colpo, anche attraverso la visione dei filmati dei sistemi di videosorveglianza interni ed esterni alla struttura.

La disperazione del sindaco e il valore del bottino

La notizia del furto ha gettato nello sconforto l'intera comunità locale, ma in particolare il primo cittadino di Villena, che ha commentato l'accaduto definendolo un "colpo terribile" per la città e per la sua storia.

Al di là dell'inestimabile valore culturale e scientifico dei manufatti, che raccontano l'abilità artigianale e le dinamiche sociali di una civiltà antica di millenni, la perdita economica è già di per sé notevole: si stima che il solo valore dell'oro utilizzato per realizzare i gioielli si aggiri intorno a 1,7 milioni di euro, una cifra che tuttavia appare irrisoria se paragonata all'importanza archeologica di un ritrovamento unico nel suo genere.

La speranza delle autorità è che il bottino, troppo ingombrante e riconoscibile per essere piazzato facilmente sul mercato nero, possa emergere presto e che i responsabili vengano individuati e assicurati alla giustizia.

L'estate dei furti d'arte e la fragilità dei sistemi di sicurezza

L'audace furto di Villena si inserisce in un contesto estivo particolarmente caldo per quanto riguarda i colpi messi a segno ai danni di istituzioni culturali, un fenomeno che sembra essersi intensificato negli ultimi mesi.

Mentre in Italia si continua a indagare sul famigerato colpo di Messina, dove sono state trafugate opere di Antonello dal MuMe, e mentre la Fondazione Magnani Rocca, nel Parmense, ha potuto tirare un sospiro di sollievo per il lieto fine della sua vicenda, l'episodio spagnolo riporta prepotentemente all'attenzione il dibattito sull'efficacia dei sistemi di protezione dei musei.

La facilità con cui i ladri sono riusciti a entrare e uscire da una struttura che custodiva un patrimonio di tale portata solleva interrogativi sulla possibile obsolescenza delle misure di sicurezza, un tema che coinvolge non solo i piccoli musei locali ma anche le grandi istituzioni internazionali, costringendo a una riflessione urgente sugli strumenti di contrasto a disposizione delle forze dell'ordine.

Le indagini della Guardia Civil si concentrano ora sulla ricerca della banda, con l'obiettivo di chiudere il cerchio e recuperare intatto il Tesoro di Villena prima che questo venga disperso, fuso o nascosto per sempre nei canali del traffico illecito di beni archeologici.

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