Ratcliffe nel ruolo di mediatore, la Casa Bianca smentisce il Financial Times
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Redazione Esteri
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La Casa Bianca e la Cia hanno smentito l’articolo del Financial Times secondo cui il direttore dei servizi di intelligence John Ratcliffe si starebbe preparando a prendere la guida dei negoziati per mettere fine alla guerra in Ucraina. La ricostruzione del quotidiano britannico indicava un possibile avvicendamento, o quantomeno un affiancamento, ai mediatori Steve Witkoff e Jared Kushner. Dietro le quinte, però, l’insoddisfazione del presidente Donald Trump per l’andamento della mediazione sembra confermata, alimentando voci su un ridimensionamento del ruolo dei due inviati.
Attacchi con droni su Sumy e Pavlohrad
Nelle stesse ore, le operazioni di soccorso sono proseguite in diverse regioni dell’Ucraina dopo una serie di attacchi condotti con droni russi. A Sumy un ordigno ha colpito l’area nei pressi di un centro commerciale, causando la morte di due persone e il ferimento di altre quattordici. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha diffuso la notizia attraverso il suo canale Telegram.
Il giorno precedente, il medesimo centro commerciale era già stato preso di mira: in quell’occasione si erano registrate due vittime e una ventina di feriti, e la struttura aveva sospeso l’attività per consentire i lavori di ripristino.
A Pavlohrad, nella regione di Dnipropetrovsk, un attacco analogo ha provocato almeno cinque morti e sessantasette feriti, tra cui otto minori. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha parlato di «terrore deliberato contro i civili», sottolineando che la Russia continua a colpire luoghi affollati in pieno giorno per massimizzare il numero delle vittime e seminare paura.
Sybiha ha ribadito la necessità di ulteriori sistemi di difesa aerea e intercettori per contrastare gli attacchi, aggiungendo che le sanzioni devono colpire la produzione bellica russa e le catene di approvvigionamento che la sostengono.
Le parole di Trump e lo stallo negoziale
Il quadro diplomatico resta complesso. Trump, dopo la telefonata di martedì con il suo omologo russo Vladimir Putin, ha descritto il colloquio come proficuo, sostenendo che il leader del Cremlino sarebbe pronto a raggiungere un accordo. Interrogato sui motivi dello stallo, il presidente statunitense ha indicato il fattore personale come ostacolo principale, definendo Putin e Zelensky «due persone che si odiano» e «stanche di combattere».
La settimana precedente, gli inviati Witkoff e Kushner avevano completato una missione a Mosca e Kyiv, con un incontro nella capitale russa durato circa tre ore. Al termine, Witkoff aveva parlato di «progressi sostanziali», mentre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva definito il passo «un piccolo passo verso la pace», precisando che le condizioni di Mosca restano invariate rispetto a quanto annunciato in precedenza.
Zelensky ha annunciato l’intenzione di incontrare Trump a New York a fine settembre, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per rilanciare un percorso negoziale da tempo in stallo. Il presidente ucraino ha confermato che il canale diplomatico resta aperto e che le proposte di Kyiv sono costruttive. Sul terreno, intanto, la guerra non conosce pause: gli attacchi a distanza continuano a colpire le infrastrutture e i centri urbani, mentre le parti non hanno ancora trovato un’intesa sulle condizioni per un cessate il fuoco duraturo.
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