Macron e i missili per Kiev: nuova spinta alla Coalizione dei Volenterosi in vista del vertice di lunedì

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La telefonata è durata quasi due ore, un lasso di tempo che la dice lunga sull’urgenza e sulla complessità dei dossier aperti. Da un capo della linea c’era Volodymyr Zelensky, dall’altro Emmanuel Macron, appena rientrato dalla residenza estiva di Fort de Brégançon, dove tra studioli affacciati sul Mediterraneo e performance in moto d’acqua aveva trascorso gli ultimi giorni di pausa.

Ma il presidente francese, si sa, ama indossare i panni dello stratega diplomatico e, appena possibile, è tornato a occuparsi della guerra europea, con un obiettivo chiaro: spingere i cosiddetti “Volenterosi” a fare di più per l’Ucraina, a cominciare dalla fornitura di missili intercettori.

La spinta di Parigi e il vertice in arrivo

La chiamata con Zelensky, avvenuta nella giornata di sabato, è servita a mettere a punto gli ultimi dettagli in vista della riunione della Coalizione dei Volenterosi, prevista per lunedì in formato ibrido. Un appuntamento che, nelle intenzioni dell’Eliseo, dovrebbe segnare un passo avanti concreto nel sostegno militare a Kiev, soprattutto sul fronte della difesa aerea.

Macron ha ribadito la posizione francese, già emersa nelle scorse settimane, secondo cui l’invio di sistemi e munizioni intercettori è prioritario per proteggere le infrastrutture civili e quelle energetiche, bersaglio frequente dei raid russi. La riunione di lunedì, che vedrà partecipare i rappresentanti dei Paesi alleati, servirà a verificare gli impegni effettivi e a discutere le future garanzie di sicurezza per l’Ucraina, un tema che resta al centro del dibattito tra i governi europei e non solo.

La rappresaglia annunciata da Putin

Mentre Parigi e Kiev intensificano i contatti, dal Cremlino arrivano parole che non lasciano spazio a fraintendimenti. Il presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista alla televisione di Stato Vesti, ha annunciato una risposta “proporzionata” all’attacco ucraino che nei giorni scorsi ha colpito un magazzino dell’e‑commerce Ozon a Samara. L’incendio, provocato dai detriti di un drone abbattuto, non ha causato vittime, ma ha offerto al leader russo il pretesto per alzare il tono.

Putin ha parlato di una rappresaglia che colpirà “i nodi logistici più importanti dello Stato ucraino”, un’affermazione che, se tradotta in azioni concrete, potrebbe tradursi in un’escalation mirata contro le linee di rifornimento di Kiev. Il presidente russo, nel corso dell’intervista, ha poi cercato di ridimensionare la portata degli attacchi ucraini, definendoli dannosi sul piano economico ma non tali da determinare un “punto di svolta” nel conflitto, ribadendo che le sorti della guerra non sono affatto cambiate.

Un nuovo attacco a Orenburg e la tensione sui nodi logistici

La tensione, del resto, è palpabile anche sul fronte interno russo. Un nuovo attacco con droni ha colpito la città di Orenburg, nella regione del Volga, e i detriti sono caduti sul territorio del complesso logistico Ozon, senza provocare feriti. Il sindaco Albert Yumadilov, citato dall’agenzia Tass, ha confermato l’accaduto e ha precisato che diversi Uav sono stati abbattuti sopra la zona economica speciale, dove si trovano imprese industriali.

L’episodio dimostra come la guerra, ormai, non sia più confinata alle linee del fronte ma si estenda a obiettivi considerati strategici per l’economia e la logistica russa, in un gioco di ritorsioni che rischia di allargare ulteriormente il conflitto. Su questo sfondo, la riunione dei Volenterosi di lunedì assume un peso specifico ancora maggiore, perché l’obiettivo è proprio quello di coordinare un sostegno che sia efficace nel contrastare la macchina da guerra russa, senza però innescare una spirale incontrollabile.

Il nodo delle garanzie di sicurezza e la posizione europea

L’iniziativa francese, che si inserisce in un più ampio quadro di pressioni diplomatiche, punta a mantenere alta l’attenzione sull’Ucraina in un momento in cui il conflitto rischia di passare in secondo piano rispetto ad altre crisi internazionali. La fornitura di missili intercettori è solo uno degli aspetti sul tavolo: durante la riunione di lunedì, i partecipanti affronteranno anche il tema delle garanzie di sicurezza a lungo termine, un capitolo delicato che coinvolge sia i singoli Stati che le strutture della Nato.

Macron, da sempre sostenitore di un’Europa della difesa più autonoma, vede in questa coalizione uno strumento per dimostrare che il Vecchio Continente è in grado di assumersi le proprie responsabilità, senza delegare interamente agli Stati Uniti la gestione della crisi. La posizione francese, tuttavia, dovrà fare i conti con le diverse sensibilità degli alleati, alcuni dei quali mostrano una certa cautela nell’impegnarsi su nuovi invii di armi pesanti.

La riunione in formato ibrido, che consente di coinvolgere anche i ministri o i capi di Stato che non possono spostarsi, è stata pensata proprio per superare questi ostacoli e per arrivare a un documento condiviso che fissi impegni precisi e verificabili.

La risposta di Kiev e le prossime mosse

Dal canto suo, l’Ucraina continua a chiedere sostegno senza sosta, e la telefonata con Macron è stata l’occasione per ribadire la necessità di accelerare le consegne. Zelensky ha messo in evidenza come la protezione dello spazio aereo civile e delle infrastrutture energetiche sia diventata una priorità assoluta, soprattutto in vista dell’inverno, quando i raid russi potrebbero intensificarsi con l’obiettivo di minare il morale della popolazione.

La risposta di Parigi è stata rassicurante, ma ora la parola passa ai fatti, e cioè alla capacità della coalizione di trasformare gli annunci in carichi di munizioni e sistemi d’arma. Il vertice di lunedì sarà quindi un banco di prova importante, non solo per misurare la coesione dell’alleanza occidentale, ma anche per capire se l’approccio diplomatico di Macron riuscirà a sbloccare gli ultimi nodi burocratici e politici che rallentano le forniture.

L’attenzione resta alta, in attesa di capire se la rappresaglia annunciata da Putin si tradurrà in azioni concrete e quali saranno le conseguenze sul terreno, dove le linee del fronte restano sostanzialmente invariate ma dove il numero di vittime e di distruzioni continua ad aumentare.

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