La Fed naviga a vista tra attese di tagli dei tassi e l'ombra dello shutdown
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Redazione Economia
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Mentre a Washington è scattato l’ormai ricorrente "shutdown", un blocco delle attività governative causato dall’incapacità dei partiti di trovare un accordo sul bilancio federale, i mercati finanziari hanno reagito, quasi in controtendenza, con un ottimismo deciso. Le principali borse, sia europee che statunitensi, hanno infatti chiuso la settimana in netto rialzo, toccando in molti casi nuovi massimi.
I mercati scommettono sui tagli della Fed
Questo slancio, che ha coinvolto piazze come l’AEX, l’Eurostoxx50 e il FTSE100, è stato alimentato in primo luogo dalle crescenti aspettative degli investitori riguardo a un prossimo allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve. I mercati scommettono ormai con un grado di certezza quasi assoluta, stimato intorno all’87.5%, su un imminente taglio dei tassi di interesse, un movimento che viene visto come un sostegno fondamentale per i prezzi degli asset rischiosi, i quali sembrano aver già scontato questa mossa nelle loro valutazioni.
La complessa sfida della Federal Reserve
In questo contesto, le dichiarazioni del policymaker della Fed Stephen Miran hanno offerto uno spunto di riflessione sulla complessità delle decisioni che attendono l’istituto centrale. Miran ha sottolineato come la politica monetaria debba necessariamente essere lungimirante, aggiungendo che un eccessivo affidamento su dati puramente retrospettivi potrebbe rivelarsi fuorviante per il percorso futuro. Questo approccio cautelativo, che invita a guardare oltre l’immediato, si scontra però con la realtà di un’economia statunitense che, nonostante mostri alcuni segnali di debolezza nel mercato del lavoro, mantiene un quadro di fondo solido. La sfida per la Fed sarà dunque quella di calibrare il momento e l’entità degli interventi senza scatenare nuove tensioni inflazionistiche.
Oro in rialzo tra rischio shutdown e denaro a buon mercato
Parallelamente, l’incertezza generata dallo shutdown del governo americano, il quale ritarda tra l’altro la pubblicazione di dati economici cruciali, ha finito per alimentare una domanda di beni rifugio, spingendo verso l’alto il prezzo dell’oro. Il metallo giallo beneficia di questa fase in cui la ricerca di protezione dal rischio si combina con la prospettiva di denaro a più basso costo. Secondo le analisi di J. Safra Sarasin, curate dallo strategist Claudio Wewel, il mese di settembre è stato dominato proprio dalle decisioni di politica monetaria, con il taglio dei tassi della Fed che si è eretto a evento centrale, capace di influenzare gli equilibri di tutto il mercato valutario globale.
Record dei listini nonostante le turbolenze politiche
L’andamento dei listini, sostenuto in particolare dal settore tecnologico, sembra quindi aver ignorato, almeno temporaneamente, le turbolenze politiche della capitale. Wall Street ne ha approfittato per registrare una serie di record, dimostrando una resilienza che pochi avevano pronosticato. Anche molti indici europei, dall’IBEX35 al PSI20, hanno seguito questo trend rialzista, in un clima di generale fiducia che ha premiato gli investitori. La situazione, tuttavia, rimane delicatamente sospesa tra la solidità dell’economia reale e le aspettative, sempre più pressanti, di un sostegno monetario che non deluda le attese dei mercati.




