La protesta dei cartoni e il rimpasto di governo: Kiev nel vortice delle dimissioni militari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La tensione politica a Kiev si è trasformata in un movimento di piazza che, almeno per ora, sembra aver ottenuto un risultato concreto: la rimozione del capo delle Forze armate, Oleksandr Syrskyi. A spingere il presidente Volodymyr Zelensky verso questa decisione, infatti, sarebbe stata proprio la pressione popolare esercitata attraverso una forma di protesta inusuale, quella dei "cartoni", che ha assunto i contorni di una sfida democratica senza precedenti nel mezzo del conflitto.
Il medico militare veterano Dmytro Koziatynskyi, che si è fatto portavoce e anima di questa mobilitazione, ha rivendicato l'efficacia della piazza, sottolineando come la manifestazione abbia rappresentato una prova di forza per il sistema politico ucraino, oltre a costituire un segnale di sostegno all'Ucraina stessa in un momento delicato della guerra. La sua voce, che si è levata tra i cartelli di cartone, ha trovato eco fino agli uffici presidenziali, innescando un meccanismo di rimpasto che ha investito i vertici militari e che ora si appresta a riguardare anche il ministero della Difesa.
L’addio di Syrskyi e le ragioni di un siluramento
Quando Koziatynskyi, interpellato sulle ragioni che hanno portato Zelensky a rinunciare a Syrskyi, ha risposto che "troppe persone scendono in piazza", ha di fatto fotografato il peso specifico di una protesta che ha superato le barriere dell'opinione pubblica per tradursi in azione politica.
Le manifestazioni, che hanno interessato non solo la capitale ma anche altre città ucraine, come riportato da testate quali Ukrainska Pravda e Suspilne, hanno messo in luce un malcontento profondo nei confronti della gestione militare e, in particolare, dei contrasti emersi tra il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov e il comandante in capo.
La destituzione di Syrskyi, che pure era stato al centro di polemiche per la conduzione di alcune fasi del conflitto, è stata letta come un cedimento alle richieste della strada, un gesto che però non ha placato gli animi, anzi ha aperto un nuovo fronte di scontro. La piazza, infatti, non si è accontentata del cambio ai vertici militari e ha alzato il tiro, chiedendo ora il reintegro di Fedorov al ministero della Difesa, scatenando così una nuova, potenziale, crisi di governo.
Il rifiuto di Fedorov e la poltrona che nessuno vuole
La situazione si è ulteriormente complicata quando l'ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha formalmente respinto l'offerta di Zelensky, il quale, travolto dalle polemiche e dalle proteste, aveva tentato una mediazione proponendogli il ruolo di vice primo ministro con delega alle tecnologie. Una sorta di contentino, insomma, che il diretto interessato ha però scartato a priori, nonostante il presidente avesse definito l'incarico come una posizione «di leadership» e avesse prospettato un ruolo di coordinamento con i vertici delle forze armate.
Il rifiuto di Fedorov, che arriva a una settimana dal suo siluramento nell'ennesimo rimpasto di governo, rappresenta un nuovo smacco per Zelensky e testimonia la difficoltà di trovare un equilibrio in un esecutivo messo alla prova sia dal conflitto sia dalle tensioni interne. La scelta dell'ex ministro di non accettare un incarico che, sulla carta, avrebbe potuto salvaguardare la sua influenza, dimostra come le frizioni con il presidente siano ormai insanabili e come la fiducia tra i due sia venuta meno in modo irreversibile, gettando ulteriori ombre sulla stabilità politica del paese.
Le dichiarazioni di Drapaty e il ritorno del dibattito sul Donbass
A gettare benzina sul fuoco sono giunte, inoltre, le vecchie dichiarazioni del generale Mykhailo Drapaty, da poco nominato da Zelensky nuovo comandante in capo delle Forze armate ucraine in sostituzione di Syrskyi. Le sue parole, risalenti al maggio del 2023 e rilasciate in un'intervista al canale Ukraïner W, sono state riesumate e rilanciate dai media russi, ma hanno suscitato un vivace dibattito anche all'interno dei confini ucraini.
I passaggi in cui Drapaty affrontava la situazione sul Donbass, e che ora tornano a far discutere, sono stati interpretati in modi diversi, ma la loro riemersione in un momento così delicato della vita politica e militare del paese ha inevitabilmente alimentato le polemiche.
L'ex comandante, che pure in passato aveva già avuto contrasti con Fedorov, si trova ora a dover gestire una situazione complessa, ereditando un incarico di grande responsabilità in un clima di forte incertezza, mentre la tensione tra il potere esecutivo, la difesa e la piazza continua a crescere, senza che si intraveda una soluzione immediata alla crisi che sta attraversando Kiev.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
