Bambino palestinese di 6 anni operato a Padova per ustioni gravissime

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ahmed, un bambino palestinese di sei anni e mezzo, pesa appena 14 chili. Le sue condizioni, aggravate da ustioni gravissime causate da un’esplosione avvenuta quasi un anno fa a Gaza, hanno spinto i medici dell’ospedale di Padova a intervenire tempestivamente. Arrivato nella notte tra il 13 e il 14 febbraio, accompagnato dalla madre e da due fratellini, il piccolo è stato immediatamente sottoposto a un primo intervento chirurgico per curare le ferite alla schiena e ai glutei, mai guarite del tutto e fonte di sofferenza continua.

Il professor Giorgio Perilongo, direttore della Clinica pediatrica, non ha nascosto l’emozione nel descrivere lo stato del bambino: «È spaventato come un uccellino», ha dichiarato, lasciando trasparire non solo la fragilità fisica di Ahmed, ma anche il trauma psicologico che lo accompagna. Le sue parole, oltre a evidenziare la gravità delle condizioni del piccolo, gettano luce su una realtà ben più ampia: quella di una popolazione, quella di Gaza, stremata da quasi due anni e mezzo di raid israeliani e da un conflitto che, prima ancora dell’attacco di Hamas del 7 ottobre, aveva già lasciato migliaia di vittime civili.

Ahmed non è l’unico bambino palestinese ad aver trovato accoglienza in Italia. Nella stessa settimana, altri cinque minori, accompagnati dai familiari, sono stati trasferiti dalla Striscia di Gaza a ospedali lombardi. Arrivati all’aeroporto militare di Linate nella serata del 13 febbraio, sono stati accolti dai mediatori culturali della Croce Rossa e trasportati con ambulanze dell’Areu verso strutture specializzate. Tra questi, due bambini affetti da patologie oncologiche sono stati presi in carico dall’ospedale Regina Margherita di Torino, grazie a un’iniziativa promossa dalla Regione Piemonte.

Il vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Graglia, ha sottolineato come l’accoglienza di questi piccoli pazienti rappresenti un gesto di solidarietà che va oltre la politica, interpretata in questo caso come «strumento per aiutare il prossimo». Un impegno che, se da un lato dimostra la disponibilità delle istituzioni italiane a farsi carico di situazioni drammatiche, dall’altro non può non far riflettere sulle condizioni disumane in cui versano migliaia di bambini a Gaza, dove l’accesso alle cure mediche è sempre più difficile a causa del conflitto e del blocco imposto sulla Striscia.

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